4. Diciamo no ai tagli alla scuola pubblica


La scuola pubblica italiana è stata stravolta da una politica di tagli i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: riduzione del tempo pieno nella scuola dell’obbligo e impossibilità di svolgere attività laboratoriali e in compresenza, riduzione dei servizi a tutti e in particolare ai disabili e agli studenti di origine straniera, ridimensionamento di orari, di discipline, di sperimentazioni nelle scuole superiori, carenza di fondi per l’ordinario funzionamento delle scuole e per qualsiasi progetto didattico, riduzione di oltre centomila tra insegnanti e personale amministrativo. L’ammontare dei tagli concordati dal Ministro delle finanze Tremonti e dal Ministro Gelmini corrisponde a circa 8 miliardi e mezzo in tre anni.

A questi tagli, a Bologna s’aggiungono le ulteriori contrazioni di spesa del capitolo dell’istruzione da parte dell’Amministrazione, che prevede anche di far pagare una retta per le scuole materne comunali.

Si taglia alla scuola pubblica, all’istruzione, all’Università e alla cultura e si regalano (ogni pretesto è buono) soldi a varie organizzazioni legate alla Chiesa Cattolica. Quest’anno lo Stato ha devoluto 5 miliardi di euro al Vaticano e 250 milioni di euro alle scuole private paritarie.

Il Comune di Bologna, per non essere da meno, ha regalato 1.055.000 euro alle scuole private paritarie.

I tagli alla scuola pubblica si traducono in un peggioramento della qualità dell’offerta educativa, con più classi scoperte (senza docente), con meno laboratori e attrezzature didattiche, nella decadenza degli edifici scolastici e in un aumento della loro pericolosità, in meno ore di lezione, in più di allievi per classe.

  • Print
  • email
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn

Category: Comitato Articolo 33  |  Tags: ,