Paritarie? La zavorra della scuola italiana. Parola di Ocse


Di Claudio Tanari per Cronache Laiche

Luoghi comuni. A volte duri a morire, certo. Prendete quello sulla Scuola statale italiana, assurto negli ultimi anni quasi al rango di una legge fisica, di un teorema non confutabile. Recita(va) pressappoco così: “L’istruzione pubblica ci costa 44 miliardi l’anno ma i risultati, rispetto agli altri paesi, sono a dir poco deludenti se non addirittura da Serie B. Meglio quindi tagliare le spese ed eliminare gli sprechi, magari finanziando a dovere gli istituti privati, quelli sì nicchie di eccellenza”. Il risultato, come i nostri lettori ricorderanno, è che nel comparto scuola sono stati tagliati 133 mila posti di lavoro e “risparmiati” otto miliardi in tre anni. Mentre, naturalmente, i finanziamenti statali alle paritarie sono rimasti invariati.

Ecco, il rapporto Ocse-Pisa (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – Programme for International Student Assessment) 2009 ha assestato un colpo mortale – oseremmo dire definitivo – a un ritornello, ahimé, politicamente bipartisan. Secondo l’indagine – giunta alla sua quarta edizione – l’Italia risale infatti nelle classifiche europee, rispetto al 2006, di sei posizioni nella comprensione dell’italiano, di tre nella matematica e di una nelle scienze, gli ambiti disciplinari le cui competenze sono ritenute essenziali. Il campione delle scuole italiane era ampiamente rappresentativo di tutte le realtà regionali e di ogni tipo di scuola (licei, istituti tecnici, istituti professionali, scuole medie, formazione professionale) per un totale di più di mille istituti e di circa trentamila studenti.

Ma il dato più interessante emerge dallo scorporo dalla graduatoria della scuola privata: a tenere ancora troppo in basso il posto in classifica dei nostri quindicenni sono infatti proprio gli istituti non statali. Senza questa zavorra la scuola italiana sarebbe in linea con la media Ocse! I dati lasciano in effetti pochi dubbi. Qualche esempio?

La media ottenuta dagli adolescenti italiani delle scuole pubbliche in Lettura e comprensione di un testo scritto è pari alla media Ocse: 489 punti, che valgono il 23° posto. “Grazie” alle scuole private scivoliamo al 30°. Stesso discorso per Matematica e Scienze, dove il distacco con la media dei paesi aderenti all’Ocse è di soli 5 punti: 492 per gli studenti della scuola statale (25° posto), e 497 per i paesi Ocse. Ma aggiungendo i risultati di chi frequenta i banchi delle private, giù al 35° posto!
Insomma, la scuola pubblica italiana, costretta a fare le nozze coi fichi secchi, recupera il gap. Le private, invece, malgrado i lauti finanziamenti, crollano.

Numeri che impietosamente piombano sulle richieste ripetutamente avanzate negli ultimi mesi dalle associazioni di scuole non statali (leggi: confessionali); soltanto un mese fa, in occasione della presentazione del XII Rapporto sulla scuola cattolica, la Conferenza episcopale italiana, per bocca del segretario generale monsignor Mariano Crociata (nomen omen…), aveva lamentato che in Italia manca una “cultura della parità intesa come possibilità di offrire alla famiglia un’effettiva scelta tra scuole di diversa impostazione ideale”.

Se fossimo un paese normale, il rapporto Ocse-Pisa, capitato opportunamente nel vivo del dibattito sui tagli all’istruzione pubblica e sui finanziamenti agli istituti privati, ben incardinati anche all’interno dell’ultima legge di stabilità e che hanno fatto detonare la protesta studentesca, sarebbero presi piuttosto sul serio da un ceto politico minimamente attento al mondo della ricerca educativa internazionale.

Ci auguriamo che le imbarazzanti performance da terzo mondo delle scuole private italiane non rimangano patrimonio degli addetti ai lavori e non anneghino nell’annoso e pretestuoso dibattito sulla cosiddetta “libertà di insegnamento”. Che ha voluto sempre dire: ancora più soldi alle paritarie.

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