Il Nettuno d’oro alla Codrignani e i colpi bassi


[Di Giovanni Egidio per Repubblica]

Giancarla Codrignani è una signora che ha speso una vita a occuparsi della cosa pubblica, cioè degli altri, assumendo, da cattolica, posizioni coraggiose e decisamente avanzate rispetto al dibattito del Paese. Nel frattempo è anche stata parlamentare per tre legislature (da indipendente di sinistra), ha scritto svariati libri e innumerevoli commenti su innumerevoli testate, è diventata un punto di riferimento per le donne italiane, si è occupata di pace, obiezione di coscienza e delle tematiche della non violenza, ed è stata tra i fondatori dell’Istituto Gramsci di cui tuttora segue le attività.

Premiarla con il Nettuno d’oro, come ha scelto di fare il Commissario Cancellieri qualche giorno fa, in un primo momento è quindi sembrato a tutti – destra, sinistra, centro, sotto, sopra – una scelta naturale, verrebbe da dire quasi scontata.

Però, l’inserto domenicale di Avvenire, Bologna Sette, ha pensato bene di distinguersi per cattivo gusto storcendo la bocca davanti a quel premio, accusando in sintesi la signora Codrignani di essere una cattiva cattolica per aver difeso la lotta delle donne sull’aborto. A rinforzo è arrivata anche Maria Cristina Marri, responsabile dell’Udc, schieratasi contro il premio alla signora Codrignani, rea di essere una donna che nella sua carriera “ha diviso la città”. E il deputato del Pdl bolognese Garagnani, a sua volta non ha perso occasione per dire la sua sciocchezza quotidiana, parlando perfino di “indignazione”.

Ora, si fosse trattato di commentare un incarico, queste critiche, per quanto piccole siano, sarebbero state da mettere in conto al basso livello del dibattito cittadino, spesso tardo-ideologico. Ma trattandosi di un semplice riconoscimento a una signora universalmente stimata (i cui commenti anche Repubblica si onora di ospitare), da grevi che erano, quelle critiche si sono tramutate in pura maleducazione.

Tutto questo, sia ben chiaro, non perché la signora Codrignani abbia bisogno di essere difesa – la sua storia parla ampiamente per lei -, ma perché siamo noi a doverci e volerci difendere dalla meschinità di alcuni presunti protagonisti della cosiddetta opinione pubblica cittadina.

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