Perché la scuola pubblica


Di Giancarlo Vitali Ambrogio e Stefano Bonaga per Il Fatto Quotidiano

La delicatissima questione del finanziamento pubblico delle scuole private è da tempo oggetto di dibattito politico, e riguarda in primis la sua coerenza costituzionale.

Ma vorremmo sottolineare qui un aspetto non meno rilevante, e che per lo più é lasciato ai margini della discussione pubblica. Si tratta di ciò che potremmo definire come la posta in gioco della dualità dei modelli – pubblico/privato – in termini di impatto socioformativo.

Ecco il tema che cercheremo brevemente di argomentare:  la scuola privata soprattutto in Italia consolida le identità di censo, di ceto, di cultura e spesso di religione, mentre la scuola pubblica accoglie le specifiche differenze di censo, di ceto, di cultura e di religione in una esperienza comune che permette il loro confronto, scambio, sviluppo e maturazione.

Nel caso peculiare e diffuso delle scuole confessionali, l’assunzione di premesse indisponibili di tipo religioso confligge con l’ autonomia della Ragione nella sua funzione di critica di ogni premessa, che è ciò che distingue il sapere logicoscientifico dal pensiero dogmatico.

Ma anche nel caso possibile di programmi laici nelle scuole private, esse rimangono il luogo di incontro di soggetti preselezionati in ragione di identità sociali precostituite, per lo più in base al censo e alle proprietà da esso derivanti.

Solo nella scuola pubblica il povero e il ricco, il bianco e il nero, il figlio di genitori colti e il figlio di genitori non colti, l’abile e il diversamente abile sperimentano l’incontro delle differenze in una comunità che invece di confermarle tende a trasformarle, rendendole fra loro compatibili e fertili in ordine a una vera maturazione civile e culturale.

Dunque la difesa a tutto campo della scuola pubblica non deriva semplicemente o formalmente dalla sua priorità costituzionale, ma è legittimata dalla sua specifica funzione socioeducativa che è tanto più rilevante quanto più la società complessa, differenziandosi, ha bisogno di contrastare lo sparpagliamento individualistico degli interessi costituiti e la resistenza delle identità stratificate verso nuove forme di identità funzionali, duttili, socialmente compatibili e dotate di un alto tasso di capacità cooperative. L’attacco governativo alla scuola pubblica condotto attraverso un definanziamento inspiegabile dal punto di vista di ogni teoria del superamento della crisi economica, va analizzato anche dal punto di vista di una operazione ideologicamente pericolosa: essa costituisce un’attacco reazionario alla mobilità sociale la cui compressione in Italia è rilevata da tutti i parametri internazionali e costituisce uno degli aspetti più retrogadi del nostro paese.

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