Scuola d’infanzia. Un referendum consultivo sotto le due torri


Il ManifestoDi Giusi Marcante, Bologna
Il Manifesto, sabato 05 marzo 2011

C’è l’articolo 33 della Costituzione, quello che indica che enti e istituzioni private possono intervenire nell’istruzione ma senza oneri per lo stato, c’è il riferimento alla frase di Gaetano Salvemini sul fatto che la scuola laica “non deve imporre agli alunni credenze religiose, filosofiche o politiche in nome di autorità sottratte al sindacato della ragione”. C’è Giancarla Codrignani, donna cattolica ed ex parlamentare ma come dice lei “di una minoranza”, che presiede questo neonato comitato bolognese che vuole portare i cittadini a esprimersi attraverso un referendum sui finanziamenti comunali alle scuole dell’infanzia private. Referendum consultivo e non abrogativo ma che proprio per questo vuole riportare la città a discutere su temi che ormai passano sopra le teste perché, ha sottolineato Codrignani, “i cittadini non sono più abituati a pensare agli interessi collettivi”.

Il 2 marzo è stato depositato il quesito redatto dal costituzionalista Andrea Morrone. Sono due domande che chiedono ai residenti a Bologna di esprimersi su quale delle due proposte sia più “idonea” a migliorare la qualità della scuola dell’infanzia, se “destinare tutti i fondi disponibili alle scuole comunali” o, viceversa, “destinare fondi alle scuole paritarie private”. Entro un mese il Comitato dei garanti del Comune dovrà dire se il quesito è ammissibile e poi partirà la raccolta delle firme, ne servono almeno novemila.

La partita è grossa perché il Comune di Bologna destina alle scuole dell’infanzia paritarie 1 milione e 55 mila euro attraverso una convenzione che viene rinnovata dal 1995. “Non c’è nessuna legge che obbliga i Comuni a stanziare queste cifre”, ha spiegato Maurizio Cecconi portavoce del Comitato e anima della Rete Laica di Bologna. Oltre al contributo comunale le scuole private possono godere anche di quelli statali e di quelli regionali. Il Comitato fa notare che queste scuole attuano palesi discriminazioni perché in intere scuole private paritarie non ci sono bambini con handicap (l’esempio è quello della Kinder House). L’argomento in città è considerato un tabù e lo dimostra il fatto che chi ha provato a toccare questa discussione ha dovuto fare una veloce marcia indietro; accadde all’assessore alla scuola Milli Virgilio durante la giunta Cofferati ed è successo anche recentemente durante la campagna per le primarie ad Amelia Frascaroli poi arrivata seconda nella competizione per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra. Sandra Soster della Cgil scuola di Bologna riferisce che nella trattativa sul bilancio comunale chiusa due notti fa la questione dei soldi alle scuole private nonostante i pesantissimi tagli che sono stati operati è stata giudicata intoccabile dal commissario Annamaria Cancellieri. E d’altronde uno degli ultimi atti della giunta di Flavio Delbono, che si dimise più di un anno fa travolto da un’inchiesta giudiziaria, fu proprio quella di rinnovare la convenzione.

Nel Comitato articolo 33 ci sono tante realtà cittadine: dall’Assemblea genitori e insegnanti al Comitato bolognese scuola e Costituzione al sindacato di base Usb, alla Rete Laica, all’Associazione per la Sinistra. L’iniziativa è stata presentata nella sede della Chiesa evangelica e metodista che appoggia il referendum. Lapidario il commento di Rossano Rossi, il presidente della Fism (è l’associazione di categoria delle scuole private) “senza di noi il Comune si dovrebbe far carico di 1600 bambini – ha detto – le iniziative sono tutte legittime ma questo referendum è frutto di una visione miope da antico testamento della politica”.

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