Tre successi, tante diversità, un solo nome: Comitato Articolo 33


Comunicato stampa, 08.03.2011 (Scarica)

TRE SUCCESSI, TANTE DIVERSITA’,
UN SOLO NOME: COMITATO ARTICOLO 33

Il comitato promotore in merito alle risposte del mondo politico
al quesito referendario sui finanziamenti comunali alle scuole private paritarie.

“Solo per aver depositato e presentato alla cittadinanza il quesito referendario, il Comitato Articolo 33 ha già ottenuto tre significativi successi: 1) chi prima era “dispiaciuto ma impossibilitato” a togliere la tassa d’iscrizione sulle scuole d’infanzia comunali oggi la definisce “iniqua e inaccettabile”; 2) chi prima, per anni, non ha mai dato ascolto alle denunce dell’associazionismo in merito alla totale assenza di controlli da parte del Comune di Bologna sulle scuole private paritarie convenzionate, oggi sottolinea “il tema dei controlli”; 3) chi prima sosteneva che “la legge impone all’Amministrazione di finanziare le scuole private paritarie” oggi, svelata l’inconsistenza giuridica di questa argomentazione, ben si guarda dal riusarla”.

“E’ diminuito il livello d’inquinamento del dibattito pubblico, seppure persistano argomentazioni che non si possono che definire taroccate. Oggi le forze politiche sottolineano che le scuole pubbliche e quelle private “godono della stessa qualità” e che “il compito dell’Amministrazione è far sì che a tutti i bambini e le bambine sia garantito un posto nelle scuole dell’infanzia, non importa se comunali e statali o private”. Vediamo se tali affermazioni corrispondo alla realtà dei fatti”.

“Secondo il rapporto 2006 PISA (Programme for International Student Assessment) dell’OCSE, “gli studenti delle scuole private hanno un livello di competenze acquisite nettamente inferiore a quello degli studenti delle scuole pubbliche sia nelle conoscenze matematiche, sia nella comprensione del testo, sia nelle competenze scientifiche. Si noti che queste statistiche non tengono conto del livello di istruzione e di reddito dei genitori (più alto nella scuola privata), che mediamente porta a risultati migliori dei figli. Qualora si controllassero anche questi fattori, il divario fra qualità della scuola pubblica e qualità della scuola privata sarebbe ancor più accentuato”, a favore della prima. L’OCSE non è una carboneria di “sanculotti”, come qualcuno poco educato ci ha gentilmente definito, bensì un’organizzazione internazionale autorevole e riconosciuta, di cui l’Italia fa parte”.

“Che l’Amministrazione abbia il dovere di trovare un posto purchessia nelle scuole dell’infanzia è una mistificazione incostituzionale. Le articolazioni dello Stato hanno solo – ed è un “solo” che dovrebbe impegnarle quotidianamente – il dovere di garantire a quanti la richiedono la scuola pubblica. Così recita la nostra Magna Carta: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Qualcuno nutre dei dubbi sul significato di queste parole? Nessuno limita a quanti desiderano fondare una scuola privata la possibilità di realizzarla né a quanti desiderano frequentarla la libertà d’esserne allievo. Semplicemente queste due libertà debbono compiersi senza il sostegno economico delle casse pubbliche e dei contribuenti”.

“Da quando abbiamo presentato il quesito referendario abbiamo assistito alla messa in atto della “tecnica della riduzione a uno”. Invece che promosso da una pluralità di soggetti, provenienti dalle associazioni e dai sindacati, il referendum è magicamente diventato “della Rete Laica”. La “tecnica della riduzione a uno” è utile per nascondere che il Comitato Articolo 33 ha come suo punto di forza dirompente un’inedita alleanza tra forze sociali e civili, fra non credenti e credenti in diverse confessioni religiose, cattolici compresi. Evidentemente alcuni, ai piani alti, hanno paura della pluralità e delle diversità che abbiamo saputo rappresentare e riunire attorno al principio di laicità delle Istituzioni e alla difesa della scuola pubblica, là dove l’attacco si fa ideologico e punta a equiparare i doveri della Repubblica con la libertà d’educazione, interpretata unicamente in termini di finanziamenti alle scuole private paritarie”.

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