Finanziamenti alle scuole private – No, la parola ai cittadini no

[articolo di Maurizio Cecconi per Cronache Laiche]

C’eravamo lasciati su queste pagine di Cronache Laiche con la notizia che una vasta alleanza di associazioni, sindacati, movimenti in difesa della scuola pubblica avevano depositato a Bologna un quesito referendario, per chiedere ai cittadini se preferiscono che tutte le risorse dell’Amministrazione siano utilizzate per finanziare le scuole comunali e statali o se preferiscono che parte di esse sia dirottata anche verso le scuole private (tutte cattoliche).

Sono passati due mesi, non invano. La questione è entrata di prepotenza nel dibattito pubblico fra le forze politiche, finora “restie” (garbato eufemismo per non scrivere che sono vittime di un tabù) ad affrontare la questione.

Riassumiamo brevemente le posizioni emerse: l’ex candidata alle primarie del centrosinistra, Amelia Frascaroli, sostenuta dai prodiani e da Sel e dai Verdi, s’è dichiarata favorevole al referendum, quale strumento di democrazia diretta. Virginio Merola (Pd), candidato sindaco del centrosinistra, s’è detto contrario «alle guerre fra poveri», perché questi problemi «non si risolvono con un referendum». Sempre dalle file della sinistra, sono intervenuti a sostegno del referendum anche alcuni candidati consiglieri che provengono dal mondo della scuola. A parte le dichiarazioni qui riassunte, è corretto affermare che il programma elettorale del centrosinistra prevede il mantenimento dei finanziamenti alle scuole private.

Molto più compatte le posizioni all’interno del campo del centrodestra. Per Stefano Aldrovandi, candidato civico sostenuto dall’Udc, il finanziamento delle scuole private «è un investimento che garantisce un’alta qualità del servizio». Evidentemente il candidato Aldrovandi non è a conoscenza del rapporto OCSE-PISA, che certifica che la qualità dell’offerta educativa nelle scuole private che ricevano finanziamenti pubblici è considerevolmente più bassa. Il candidato del Pdl e della Lega Nord, Manes Bernardini, osa persino di più: nel suo programma propone che sia re-istituito il “buono scuola” per chi manda i propri figli alle scuole private e propone l’aumento dei finanziamenti stessi alle scuole private paritarie.

Non è mancata anche la voce della Curia che, attraverso il supplemento domenicale dell’Avvenire, è intervenuta per chiedere nell’ordine: a) che i promotori del referendum fossero rinchiusi nelle ex prigioni della Chiesa, costruite quando Bologna era sotto il dominio dello Stato Pontificio; b) che i candidati sindaco sia di centrodestra che di centrosinistra si esprimessero contro il referendum, cosa che è poi avvenuta; c) che il Comitato dei Garanti del Comune di Bologna stoppasse il quesito, cosa che è poi avvenuta.

Veniamo infine a quanto hanno escogitato i componenti del Comitato dei Garanti. Sebbene lo statuto e il regolamento del Comune di Bologna assegni loro l’esclusivo compito di decidere in merito all’ammissibilità delle proposte referendarie entro trenta giorni, con un colpo d’ala teso a garantire i partiti che sedendo in Consiglio comunale li hanno eletti, hanno deciso di non decidere, rimandando l’esame del quesito al dopo elezioni amministrative. Le ragioni? Perché essendo Bologna commissariata è assente il Consiglio comunale, “dimenticandosi” che la continuità istituzionale è garantita dal Commissario, che riunisce in sé i poteri del Sindaco, della Giunta e del Consiglio stesso. In altre parole, il senso della non-decisione del Comitato dei Garanti è che i cittadini non possono concorrere con iniziative dal basso a determinare l’agenda politica della città, in quanto questo supposto diritto spetterebbe solo agli eletti e alle forze politiche.

Ciò che era iniziato come una battaglia nel merito di una questione, quella dei finanziamenti comunali alle scuole private, è stata trasformata in un’emergenza democratica, che vede la cittadinanza bolognese scippata di una sua prerogatica costituzionale. Il Comitato Articolo 33 non si sottrarrà né all’una né all’altra battaglia e proverà a vincerle entrambe.

Maurizio Cecconi
(*) Comitato Articolo 33

Scarica il Vademecum sulle scuole private paritarie, a cura della Rete Laica Bologna

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