Garanti tutelano ceto politico, noi difendiamo diritto costituzionale

COMITATO ARTICOLO 33

12 APRILE 2011

COMUNICATO STAMPA

GARANTI TUTELANO CETO POLITICO E RIMANDANO DECISIONE.

NOI DIFENDIAMO IL DIRITTO COSTITUZIONALE

AL REFERENDUM E ANDIAMO AVANTI”

Il Comitato Articolo 33 in merito all’orientamento emerso dalla riunione dei Garanti del Comune di Bologna.

“Il Comitato promotore del referendum consultivo sui finanziamenti comunali alle scuole private paritarie – finanziamenti che ammontano a 1.055.000 euro all’anno – è stato ricevuto, in seguito a nostra richiesta, dai Garanti che, secondo lo Statuto del Comune di Bologna, hanno il compito di valutare l’ammissibilità del quesito sotto il profilo della sua chiarezza, univocità ed competenza dell’Amministrazione”.

“Pur essendo stata invitata alle ore 18.30, la delegazione del Comitato Articolo 33 – composta dal Vicepresidente e portavoce Maurizio Cecconi, dai prof. Andrea Morrone e Bruno Moretto e dal genitore e giornalista Giancarlo Vitali – è stata ascoltata alle 19.30, dopo una camera d’attesa lunga un’ora, durante la quale i garanti discutevano nella stanza accanto, nonostante l’invito fosse a partecipare a una udienza pubblica”.

“Abbiamo trovato di fronte a noi “esperti di diritto” i quali, a conti fatti, si sono rivelati sostanzialmente eterodiretti (sono stati infatti nominati dal Consiglio comunale, secondo una logica spartitoria da manuale Cencelli), i quali ci hanno deliziato con una serie di amenità giuridiche”.

“Uno di questi – Roberto Nania, eletto su indicazione dei centristi ; gli altri Garanti sono Piergiovanni Alleva, Antonio Carullo, Giovanna Endrici e Girolamo Sciullo – ha avuto persino l’impudenza di chiedere al Comitato promotore di ritirare la proposta di referendum e di riproporla dopo le elezioni”.

“La posizione dei Garanti è stata unanime ed è che non si può procedere a valutare l’ammissibilità del quesito finché non sarà in carica il nuovo Consiglio comunale. Solo allora sia la maggioranza del Consiglio, che la minoranza attraverso la Commissione affari istituzionali, potranno intervenire sulla materia oggetto del referendum”.

“Quella dei Garanti è una valutazione del tutto giuridicamente errata in quanto:

  • il referendum comunale è consultivo, quindi consiste nel chiedere il pronunciamento popolare su una proposta che, se approvata, verrà sottoposta nuovamente all’attenzione del Consiglio comunale;
  • il fatto che non sia in carica il Consiglio è secondario in questa fase di solo esame dell’ammissibilità e, in ogni caso, non si comprende cosa sia stato a fare per più di un anno a Palazzo d’Accursio il Commissario straordinario, che assomma le funzioni di Sindaco, Giunta e Consiglio comunale”.

“Dopo il controllo di ammissibilità, seguirebbe la raccolta di almeno 9.000 firme entro 90 giorni, in seguito si passerebbe alla verifica delle firme stesse e solo dopo questi passaggi s’arriverebbe all’indizione del referendum e al voto. Anche senza rimandare la decisione in merito all’ammissibilità, il Consiglio avrebbe avuto ancora sei mesi di tempo per dialogare col Comitato referendario e per deliberare nel merito”.

“I Garanti affermano che si esprimeranno sull’ammissibilità entra trenta giorni dalla data d’insediamento del Consiglio comunale. Ma… i Garanti hanno la possibilità di dimettersi e in questo caso scatterebbero i nove mesi attribuiti al Consiglio comunale per eleggerne di nuovi”.

“Nella sostanza siamo davanti a una trappola, a un rinvio a data da destinarsi”.

“E’ evidente che la volontà dei Garanti è di declinare ogni responsabilità e di rinviare il più possibile il momento dell’espressione popolare, in modo che il nuovo Consiglio possa apportare qualche modifica alle convenzioni, senza che la raccolta firme sia avvenuta e con essa la dimostrazione palese di quanto l’argomento stia a cuore ai cittadini. Modifiche non di sostanza ma formali ma che tuttavia renderebbero nullo il quesito”.

“Il dato più grave è quindi la lesione del diritto/dovere dei cittadini alla partecipazione della vita democratica, che, secondo i Garanti, deve essere subordinato all’agenda degli eletti, in spregio al dettato costituzionale”.

“Il Comitato promotore ha chiesto ai Garanti:

  • che sia riconosciuta la piena legittimità e procedibilità della proposta di referendum consultivo;
  • o, qualora dovesse prevalere la tesi della improcedibilità, che ogni decisione sul punto sia assunta direttamente dal Commissario straordinario, in virtù dei poteri ad esso conferiti dal decreto del Presidente della Repubblica 18 febbraio 2010”.

“Abbiamo insistito, di conseguenza, sulla piena ammissibilità della proposta di referendum consultivo”.

“In attesa di conoscere le motivazioni della decisione ufficiale dei Garanti, il Comitato promotore afferma con chiarezza che esperirà tutti i mezzi legali e giuridici per ottenere il rispetto del diritto dei cittadini ad esprimersi direttamente sulle questioni di rilevanza generale per la città di Bologna”.

“E’ una questione di democrazia e non sono ammessi né sotterfugi né scippi”.

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