Intervista al Prof. Alleva, collegio dei garanti: ecco perche’ non decidiamo

[da l’Unità Bologna del 12/04]

«Ecco perché non decidiamo ora. Accelerare favorisce appelli al Tar»

Piergiovanni Alleva, giuslavorista, è uno dei cinque membri del Collegio dei garanti del Comune di Bologna.

Professore, il Comitato insiste, i garanti non possono rimandare la decisione sull’ammissibilità… «Confesso di essere perplesso, sembra che il Comitato veda nella non procedibilità una manovra dilatoria da parte nostra, ma non è così. È che tutto il Regolamento comunale presuppone un Consiglio funzionante. Non mi spiego allora perché non aspettare: capisco si trattasse di un anno, ma alle elezioni manca solo un mese».
Per il Comitato la pronuncia sul referendum non è vietata anche in assenza del Consiglio, peraltro rapprentato dalla Cancellieri. Non è così? «È vero che la continuità istituzionale è garantita. Ma nel Regolamento è scritto, ad esempio, che sul quesito possono interloquire anche membri delle commissioni consiliari. Questo esporrebbe il referendum, se approvato oggi, a ricorsi al Tar, perché questa condizione non può essere soddisfatta. E su un tema così caldo il ricorso è scontato. Dunque per non attendere un altro mese si rischia di perderne sei, tra sospensiva del Tar e magari un’eventuale bocciatura».
Per i referendari il rinvio li costringe a rifare tutto. Conferma? «Non è così. Il Collegio ha chiarito proprio il contrario: il termine dei 30 giorni per il nostro pronunciamento ripartirà dalla data di insediamento del nuovo Consiglio, non si torna certo al punto di partenza. Nessun azzeramento insomma».
Insomma l’allarme del Comitato è ingiustificato? «Vedo una grandissima diffidenza che un po’ mi fa anche arrabbiare. Ci sono questioni di diritto in ballo tanto che, ripeto, se il quesito fosse dichiarato ammissibile ora il ricorso al Tar sarebbe sicuro. Poi c’è un problema di opportunità: che si vinca o si perda, un referendum che prende il via in assenza di organi eletti parte male. Non si tratta di un’obiezione burocratica, ma democratica». A.COM.

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