Nidi e materne, serve una svolta

[articolo di Michela Conficconi su Bologna Sette/Avvenire]

«Chiediamo al nuovo sindaco una svolta culturale: i soldi dati alle paritarie non sono dati ai privati, ma risorse che l’amministrazione, in nome del bene comune, destina alla società».

In vista delle elezioni amministrative Rossano Rossi, presidente della Fism Bologna, auspica un adeguato riconoscimento del ruolo svolto dalla società
nell’offerta di servizi alla prima infanzia.
Fondamentale non solo su un piano culturale, ma anche economico. «È la sussidiarietà la strada per potenziare a Bologna quantità e qualità dei servizi
– afferma Rossi –. Confidiamo in un primo cittadino che sappia guidare il settore alla luce della realtà e non dell’ideologia. Questo comporta il saper riconoscere l’evidenza e passare dalla centralità dell’offerta, dove l’ente locale è l’unico depositario della qualità dei servizi, alla centralità della domanda, che intende costruire una risposta alle esigenze concrete delle famiglie insieme alle risorse presenti nella società. Affinché sia realmente favorita la conciliazione famiglia-lavoro».
Perché la sussidiarietà è la risorsa principale?
Partire dal positivo che c’è nella società non solo è più giusto, ma da alcuni anni è una scelta obbligata dalla necessità di ripensare l’utilizzo delle risorse pubbliche. Il privato sociale, a parità di qualità, costa meno e permette dunque di ottimizzare gl’investimenti. La condizione, tuttavia, è che non venga ridotto a supplente dell’ente pubblico, ma considerato espressione della motivata propensione della persona a contribuire al bene della comunità.
Quanto incide a Bologna la presenza delle scuole dell’infanzia paritarie?
Continuano a rappresentare un terzo dell’intera offerta nel territorio. Si tratta di una gamba indispensabile per la realizzazione di quel sistema integrato (scuole statali, paritarie comunali e paritarie private) capace di far fronte alla domanda delle famiglie. Quali i punti da migliorare, anche economica-
mente, nell’attuale convenzione? Non possiamo non chiedere il consolidamento e potenziamento del sistema, ad esempio stanziando maggiori risorse per realizzare gli indicatori di qualità. Ribadiamo la nostra simpatia per il buono scuola a beneficio delle famiglie che scelgono la scuola dell’infanzia paritaria (con fasce Isee). Infine, sarebbe opportuna una maggiore attenzione verso le sezioni Primavera: servizi educativi alla prima infanzia (fascia di età 21/36 mesi) di cui si avverte un crescente bisogno. Anche in questo settore il sostegno economico al privato sociale è decisamente vantaggioso pure per l’Ente locale.
Qualcuno obietta la scarsità dei fondi a causa dei tagli ministeriali. Le scuole paritarie si possono considerare un costo?
Il costo annuo a bambino sostenuto dallo Stato nelle proprie scuole è di circa 5-6 mila euro. Nelle paritarie la cifra quasi si dimezza (3-3,5 mila
euro), e viene sostenuta dell’ente pubblico (Stato e Comune) con un contributo complessivo di 900-1000 euro. Ognuno può dedurre se le convenzioni possano essere un costo o un risparmio.
Per quanto riguarda gli altri servizi all’infanzia qual è lo stato di salute di Bologna?
C’è l’idea che il nido possa essere l’unico servizio di qualità, mentre il resto sia solo supplenza da gestire in modo residuale. Un maggiore equilibrio
deve passare da una rivisitazione della legge regionale, vecchia di dieci anni, perché le norme che regolano le autorizzazioni rendano effettivamente percorribili le strade. Oggi per un soggetto privato è estremamente difficile realizzare un servizio alternativo. Il Comune, da parte sua, dovrebbe invece coinvolgere il sociale nella progettazione stessa del settore, in una sinergia reale.

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