Scuola, pioggia di ricorsi per il caro-tariffe fumata nera per il referendum sulle private

Scuola, pioggia di ricorsi per il caro-tariffe  fumata nera per il referendum sulle private

[articolo di Ilaria Venturi per Repubblica Bologna]


In 200 firmano contro l’aumento delle rette scattate da questo mese: parte la class action dei genitori. Rinviata la decisione dei Garanti.

Dopo appena mezz’ora Antonio ha già distribuito 174 numeri. I genitori fanno la fila fuori, in via dello Scalo, la sala del quartiere Porto è stracolma. Di mamme e papà, e di molta rabbia. E’ partita ieri la class action contro gli aumenti decisi dal Comune, a partire da questo mese, sulle rette dei nidi, le mense e i trasporti di materne ed elementari. Quasi duecento genitori si sono presentati davanti a una squadra di avvocati (che lavoreranno gratuitamente) con i documenti e 25 euro per sostenere le spese dei ricorsi al Tar. L’azione legale è promossa dal Comitato dei genitori di nidi e materne e sostenuta dall’Usb.

Ma a surriscaldare il clima di protesta sulla scuola c’è anche il referendum contro i finanziamenti comunali alle private paritarie. Ieri il Comitato Articolo 33 è stato ricevuto dal Comitato dei garanti in Comune dopo un’ora d’attesa. “Rinviare la questione a dopo l’insediamento del nuovo consiglio comunale”, la proposta dei Garanti respinta dai referendari. “Andiamo avanti, chiediamo che decidano nel merito o che ammettano la loro incompetenza e quindi si deve pronunciare la Cancellieri”, replica Maurizio Cecconi della Rete laica, voce dei promotori. “Ma è già chiaro il loro orientamento contro la consultazione”. Sul referendum si dividono anche i candidati sindaci.

Intanto, ieri si è comunque consumato il primo atto della rivolta contro il caro tariffe: la raccolta di firme, che continuerà (info: comitatogenitorinidiematerneboyahoo. it) negli studi dei legali. “Chiederemo l’annullamento della delibera comunale”, spiegano gli avvocati. “È molto grave quello che sta succedendo e che coinvolge tantissima gente che neanche lo sa”, dice Federica Zanarini, mamma di tre figli. Il conto per lei è presto fatto: 370 euro al mese solo per la mensa. “Almeno un giudice ci ascolterà”, scuotono la testa Elisabetta e Laura. “È una questione di principio, non si cambiano le regole a gioco iniziato – continua Laura, con un figlio al nido – la Cancellieri ci ha mandato una lettera rassicurandoci che i rincari erano solo voci. Poi ho scoperto on line dell’aumento”. Ida Picariello pagherà 100 euro in più rispetto ai 285 euro versati ogni mese sino a marzo: “Fa la differenza, tutti abbiamo un muto da pagare”. “Capisco che i tagli del governo siano stati pesanti, ma non mi va giù il cambio di rotta della politica di welfare a Bologna”, protesta Francesca. È il modo, oltre che la sostanza (aumenti, sottolineano le mamme, anche di 200 euro al nido per chi ha un reddito non certo da ricchi), a far arrabbiare. Perché chi ha iscritto i figli a settembre non può sentirsi dire a metà anno: ora paga di più.

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