Bologna, “stop” al referendum sulle scuole private

[articolo pubblicato su Il Manifesto]

Grane sui referendum anche a Bologna, evidentemenente è un’epidemia. Sotto le due Torri il Comitato dei garanti – che deve decidere sulla procedibilità dei refrendum comunali – ha cassato senza dare spiegazioni quello proposto da un Comitato composto da 330 cittadini.

Che ora ha deciso di fare ricorso al giudice ordinario. Questo il quesito: «Quali delle seguenti proposte di utilizzo dei fondi del Comune di Bologna ritieni più idonea per migliorare la qualità della scuola d’infanzia? 1) destinare tutti i fondi pubblici disponibili alle scuole comunali 2) destinare fondi pubblici alle scuole paritarie private». Si parla di scuola dell’infanzia ma va da sé che il quesito è di portata più generale, e mira a misurare il gradimento dei cittadini sui finanziamenti alle scuole private, una questione che ormai è stata digerita come ineluttabile, ma che invece rappresenta una precisa scelta politico-economica. Nei comuni come nel paese.
Ma il Comitato è stato «stoppato». Il 28 aprile è arrivata la comunicazione di improcedibilità, senza alcuna spiegazione nel merito. Il Comitato, però, fa sapere di aver inteso benissimo il motivo del niet: «La posizione è stata unanime – hanno spiegato in un comunicato diramato subito dopo una riunione con i garanti – non si può procedere a valutare l’ammissibilità del quesito finché non sarà in carica il nuovo Consiglio comunale». I promotori sottolineano però che questa motivazione non ha alcun fondamento se non quello di «tutelare il ceto politico» poiché, tra l’altro, «il referendum è solo consultivo e quindi se la proposta fosse approvata verrebbe sottoposta di nuovo al Consiglio comunale». Tanto più che, sottolinea Bruno Moretto uno dei fondatori del Comitato promotore, «non è che il Commissario non abbia deciso in materia, avendo ad esempio introdotto una tassa per la frequenza delle scuole dell’infanzia comunali». Tutto sommato, però, il nuovo consiglio comunale sarà deciso proprio nella tornata elettorale di maggio. Perché non aspettare? «E’ una trappola – afferma il Comitato in una nota – appena eletto il Consiglio i garanti possono dimettersi e a quel punto scatta un periodo di nove mesi per eleggere un nuovo Comitato. E’ evidente la volontà di voler rimandare la questione a data da destinarsi».

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