Comitato articolo 33 a sindaco: “Bologna non e’ il paese di Bengodi”

COMITATO ARTICOLO 33

28 MAGGIO 2011

COMUNICATO STAMPA

SCUOLA. COMITATO ARTICOLO 33 A SINDACO:

BOLOGNA NON E’ IL PAESE DI BENGODI”

Maurizio Cecconi, vicepresidente e portavoce del Comitato Articolo 33, in merito alle fasce di reddito di chi frequenta le scuole private.

“Visitando la manifestazione in difesa della scuola pubblica, il Sindaco Virginio Merola ha definito la proposta di tenere un referendum consultivo sui finanziamenti comunali alle scuole private e confessionali come “una guerra fra poveri”. Per comprendere se questa affermazione corrisponde al vero, occorre chiedersi: chi e cosa si finanzia coi 1.055.000 euro che ogni anno il Comune stanzia a favore delle scuole paritarie private?”, così Maurizio Cecconi, vicepresidente e portavoce del Comitato Articolo 33, che continua: “Ecco i dati:

il 60% delle scuole paritarie private non hanno fra gli iscritti bambini di nuclei famigliari in difficoltà, il 37% delle scuole non hanno neppure tariffe differenziate, ovvero divise in scaglioni in base al reddito”.

“Tutte prevedono per chi s’iscrive una tassa che va da 50 euro al mese a 600 all’anno e una retta mensile che va da 75 a 485 euro; oltre alla tassa d’iscrizione e alla retta, alcune scuole private fanno pagare anche spese strutturali come il riscaldamento. A queste già alte cifre vanno aggiunti gli euro necessari per pagare il servizio di mensa”.

“Facciamo un esempio: alla Kinder House, finanziata dal Comune, s’arriva a pagare fra retta e mensa fino a 878 euro al mese. Sono queste cifre che si possono permettere “i poveri” o più semplicemente chi guadagna mille euro al mese? A meno di non vivere nel paese dei Bengodi, no”.

“Proseguiamo: le scuole private registrano la presenza di soli 14 alunni diversamente abili (lo 0,8% su 1622 iscritti), mentre nelle scuole comunali sono presenti 149 bambini (il 3% su 5019 iscritti). Tutte le scuole private convenzionate sono iscritte alla F.I.S.M., che è una associazione cattolica. La sua struttura associativa prevede un “consulente ecclesiastico” nazionale, nominato dalla Conferenza Episcopale Italiana”.

E’ giusto, dunque, che tutti i fondi pubblici vadano alla scuola dell’infanzia comunale o che una parte di essi vada alle scuole private? Noi pensiamo che debbano essere i cittadini a pronunciarsi tramite il referendum. Lo abbiamo depositato lo scorso 2 marzo, ma i Garanti del Comune di Bologna, violando le norme dello Statuto, non ci hanno ancora consentito d’iniziare la raccolta delle firme”.

Altro che “guerra fra poveri”: siamo in una situazione di illegalità. Di questo cosa ne pensa il Sindaco?”.

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