Bologna, sì del giudice al referendum sulle scuole private

[articolo de Il Manifesto]

Sette giorni di tempo: tanto ha concesso il giudice del Tribunale di Bologna, Antonio Costanzo, al Comitato dei Garanti dello stesso Comune affinché si esprimano sull’ammissibilità del quesito referendario proposto dal Comitato Articolo 33.

Ora bisogna attendere la pronuncia del Comitato – e poiché il quesito è stato studiato da giuristi molto ferrati in materia, si può prevedere che verrà giudicato ammissibile. Da lì in poi il Comitato dovrà raccogliere le firme necessarie e…sarà referendum.

E non un referendum qualsiasi: il Comitato, infatti, chiederà ai cittadini bolognesi di esprimersi sul finanziamento alle scuole dell’infanzia private. Il referendum comunale – che ha solo un valore consultivo – si riferisce solo alle scuole dell’infanzia poiché sono quelle finanziate direttamente dal Comune. Ma è chiaro che il quesito ha una portata simbolica più generale, e mira a scalfire quell’elemento che è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano solo nel 2000 – ad opera dell’allora governo di centrosinistra – ma che ormai viene considerato intoccabile: il finanziamento delle scuole private da parte dello Stato.

Il referendum proposto dal Comitato – di cui fanno parte varie associazioni bolognesi, che si sono unite per provare a avviare questa battaglia – e che è solo ai suoi albori, ha già avuto una vita difficilissima. Inutilmente, infatti, i rappresentanti del Comitato hanno seguito tutte le procedure previste in questi casi: arrivati di fronte al Comitato dei Garanti, che dovrebbe esprimersi esclusivamente sulla ammissibilità o non ammissibilità del referendum e poi lasciare fare ai cittadini, se ne è uscito con la strana “sentenza” di “improcedibilità”.

Sostanzialmente i Garanti sostenevano che, poiché in quel periodo il Comune di Bologna era commissariato (caduto sotto i colpi del sexygate in cui è stato coinvolto l’ex sindaco Flavio Boni) si sarebbe dovuto attendere l’insediamento della nuova Giunta, la nomina del nuovo Comitato e solo allora ci si sarebbe potuti esprimere sulla ammissibilità o meno del quesito. Un atteggiamento che pare nascondere una volontà di prendere tempo, il maggior tempo possibile. Così l’hanno interpretato quelli del Comitato che non hanno voluto perdere tempo, e si sono rivolti al Tribunale. Che stamattina gli ha dato ragione. Ma attenzione, perché a dimostrazione che qui qualcuno teme la consultazione popolare c’è il fatto che il Comune abbia pure deciso di fare ricorso. E avanti, con altro tempo perso.

Per questo il Comitato ha inviato una lettera al nuovo sindaco, quel Virginio Merola che ha conquistato il Comune di Bologna senza andare al ballottaggio. Ora viene chiamato a farsi da garante della libera espressione dei cittadini. “Siamo naturalmente al corrente del fatto che Lei, in qualità di Sindaco, ha promosso la costituzione in giudizio dell’Avvocatura al fine di contrastare le nostre tesi – scrive il Comitato – decisione che abbiamo ritenuto politicamente inopportuna, data la palese violazione, da parte dei Garanti, dello Statuto e del regolamento comunale. Oggi, dopo la pronuncia del Tribunale, siamo tuttavia certi che farà di tutto per favorire una rapida e corretta conclusione della procedura. Noi – concludono – continueremo a lavorare per far sì che sia data la parola ai cittadini”.

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