Stefano Rodotà: “Una scuola che mai si accontenta”


In tempi di crisi i tagli toccano l’istruzione, ma è proprio qui che dobbiamo investire per costruire il domani. È quanto sostiene l’ex Garante della privacy. Leggi il suo articolo per Wired

In quale scuola stanno per tornare gli studenti italiani? Una cosa è certa. Entreranno in una scuola impoverita nelle risorse umane e finanziarie. Questo è il segno di una disattenzione politica e di una regressione culturale che impediscono di cogliere anche gli effetti economici negativi dei mancati investimenti nella conoscenza.

In tempi di crisi economica, infatti, tutti i paesi consapevoli del loro futuro hanno mantenuto, e talvolta aumentato, le risorse destinate all’istruzione e alla ricerca, e così creano capitale sociale di qualità, producono brevetti.  Perché, anche nel fondamentale settore dell’istruzione, l’Italia si sta allontanando sempre di più dagli altri paesi? Mi viene un sospetto. Insieme alla scuola, è tutto il settore della cultura a soffrire, a subire tagli. Sembra quasi che si ritenga inutile o fastidiosa la produzione di cultura “disinteressata”, non finalizzata direttamente alla produzione.

Ma in un mondo in continuo cambiamento è sbagliato formare persone che sappiano fare una cosa e una soltanto. E la cultura soltanto professionale non è una cultura critica, non contribuisce all’innovazione e al controllo sociale. Proprio quest’ultimo è il punto dolente. Una politica oligarchica e referenziale non vuole controlli, e per ciò diventa nemica della cultura critica. Un caso concreto. Entrando nella facoltà di giurisprudenza della Sapienza, gli studenti troveranno 24 professori invece degli 80 di qualche tempo fa.

Non ci sono soldi per sostituire chi va in pensione. Con due effetti: maggiori difficoltà nell’insegnamento, minore capacità di concorrenza verso le facoltà private. Così s’indebolisce la scuola pubblica, istituzione fondamentale per la democrazia. Pensiamo alla scuola primaria, alle elementari.

È lì che bambine e bambini incontrano il mondo. La scuola è uno spazio pubblico di confronto, dove ci si abitua a convivere con chi ha altre consuetudini, altro colore della pelle, altra religione, altre abitudini alimentari. Se ciascuno si chiude nel ghetto della propria scuola privata, viene meno la conoscenza dell’altro e si prepara una società della distanza, per non dire del conflitto. Tra tante difficoltà la scuola produce anticorpi. Il passato anno scolastico ci ha mostrato studenti attivi, insegnanti generosi, tutti con uno sguardo verso un futuro da conquistare con la cultura, non con gli espedienti.

Un grande storico, Paul Hazard, ha riassunto in sei parole quel che permise all’Europa di uscire nel Seicento da una grave crisi: “Un pensiero che mai si accontenta”. Non accontentatevi, allora, e buon ritorno a scuola.

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Category: Analisi  |  Tags: , ,