Nuove convenzioni? Poco cambia perché nulla cambi

Il GattopardoPoco cambia perché nulla cambi. Senza ascoltare i cittadini come invece aveva promesso un anno fa, a pochi giorni dalla espressione dei garanti sul referendum, la giunta getta la carta di un nuovo tipo di convenzione sul tavolo.

Il nuovo Comitato Articolo 33, che ha presentato in data 21 maggio una proposta di quesito referendario per restituire la parola ai cittadini sui soldi finora attribuiti alle scuole dell’infanzia private paritarie, continua con la stessa determinazione l’impegno per rendere la città parte attiva sul tema. Cosa che il Comune dimostra di non fare, intervenendo con una nuova convenzione mentre i garanti devono esprimersi sul referendum (il responso dovrebbe arrivare la prossima settimana). E cosa che il Comune dimostra di non aver fatto, pur avendo avuto un anno per farlo: Il Consiglio comunale aveva deliberato il 25/07/11 “di dare mandato alla Giunta, in accordo con la I e la VI Commissione consiliare e con la Conferenza dei Presidenti dei Quartieri cittadini, di elaborare una proposta di partecipazione di consultazione sul tema delle modalità di sviluppo quantitativo e qualitativo del sistema cittadino delle scuole d’infanzia, di cui alla legge 62/2000”. Ora la Giunta, dopo aver ignorato tale delibera per un anno, interviene con la vecchia proposta del rinnovo delle convenzioni. Inoltre, dal 2008 a oggi aspettiamo ancora di leggere le relazioni del Comune che dovrebbero controllare le attività delle scuole private paritarie che ricevono finanziamenti.

Riteniamo che la nuova convenzione cambi poco e che in sostanza nulla cambi: il contributo che il Comune assegna risulta così più incerto perché vengono inserite delle variabili, ma non risulta affievolita la scelta della Giunta di assegnare alle scuole paritarie private soldi che invece chiediamo vadano indirizzati alla scuola pubblica.

Scuola pubblica e scuola paritaria privata non sono la stessa cosa, e le istituzioni dovrebbero saperlo bene. Lo sanno bene i cittadini. Per la prima volta dagli anni Sessanta, oggi a Bologna ci sono ancora più di 300 bimbi i cui genitori hanno scelto la scuola dell’infanzia comunale e statale e che rimangono fuori. Cosa propone loro la Giunta? Un posto nelle scuole private convenzionate purché “a prescindere da dove vanno i bambini il servizio sia dello stesso tipo”? Da quando la scuola dell’infanzia è un servizio e non un diritto? E da quando basta fare piccoli correttivi per trasformare l’acqua in vino? Mentre la Giunta si esercita nei miracoli (o negli illusionismi), noi pensiamo che carta canti. Canta la Costituzione, che all’articolo 33 e all’articolo 34 parla chiaro. La Repubblica istituisce scuole di ogni ordine e grado, le scuole private sono libere nell’insegnamento ma non devono comportare oneri per lo stato, la scuola è un diritto di tutti.

Le scuole a gestione privata accolgono (secondo la Legge di parità n. 62/2000) esclusivamente i bambini i cui genitori accettano il progetto educativo delle scuole stesse (educazione cattolica con preghiere mattutine,  obbligo a seguire l’insegnamento di religione cattolica, classi solo femminili, e via di questo passo). Le scuole statali e comunali hanno invece il preciso dovere  di accogliere tutti gli alunni gratuitamente senza discriminazione di sesso, religione, condizioni economico o sociali. Non per caso  le scuole private sono contraddistinte in molti casi da  una presenza irrisoria di bambini provenienti da famiglie povere, oppure con problemi di handicap, mentre nella scuola pubblica ci sono precise tutele a riguardo.

Nel sostenere che le nuove convenzioni interverranno sulle criticità evidenziate,  la  Giunta comunale solo ora prende atto, dopo che il  Comune di Bologna  ha erogato in 18 anni più di 15 milioni di euro alle scuole private,  che fra queste, alcune escludono bimbi stranieri o con handicap, hanno solo sezioni femminili, o  fanno pagare rette fino a 10.000 euro all’anno. Meglio tardi che mai.

Ma la questione di fondo è un’altra: la Giunta si impegna a garantire a coloro che lo chiedono la scuola dell’infanzia a gestione pubblica? Ci saremmo augurati come cittadini che la stessa solerzia dimostrata nel rinnovare la convenzione alle private paritarie (con qualche accorgimento, quel poco che cambia perché nulla cambi), la Giunta e l’assessore alla scuola in primis la dimostrassero per garantire ai 300 e più esclusi ciò che chiedono con diritto. La scuola pubblica. Quella cosa semplice e chiara su cui non ci confondiamo e non ci facciamo confondere, che è un nostro diritto e una nostra pretesa: la scuola pubblica!

L’assessore Pillati ha per esempio richiesto l’istituzione di nuove sezioni di scuola dell’infanzia statale? Mentre nella provincia di Bologna venti nuove sezioni statali nasceranno l’anno prossimo, proprio Bologna si dimentica della scuola pubblica? Eppure l’allora sindaco Cofferati l’aveva promesso: a tutti coloro che lo chiedono sarà garantito l’accesso alla scuola pubblica dell’infanzia. Se alla Giunta non basta questo passato e quello più lontano, noi le ricorderemo il futuro.

Nuovo Comitato Articolo 33

Presidente Isabella Cirelli

Portavoce e vicepresidente Francesca De Benedetti

  • Print
  • email
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn