Quanta fretta, Giunta. Ma dove vai?

Il Nuovo Comitato Articolo 33 ha partecipato oggi all’udienza convocata dalla Commissione Consiliare 6 sulla nuova delibera riguardante il finanziamento alle scuole private paritarie.

Per prima cosa ha denunciato le gravi lacune in termini di partecipazione, un tema caro ai referendari il cui obiettivo è esattamente restituire la parola ai cittadini sulla scuola pubblica dell’infanzia e i finanziamenti pubblici alle private.

Un anno fa la Giunta rinnovava la delibera di stampo Cancellieri promettendo però un percorso partecipato da svolgersi nell’anno 2011-2012. Una promessa confermata dal Consiglio comunale, e che risultava come la promessa del pane al popolo affamato di scuola pubblica.

Dopo un anno, niente di tutto ciò è stato fatto. Non solo: la procedura di approvazione della nuova delibera si sta rivelando quanto mai rapida e i tempi della discussione, nonostante gli impegni presi nell’anno precedente circa un percorso partecipato che coinvolgesse la cittadinanza, si stanno rivelando assai ristretti. I cittadini hanno atteso per un anno il promesso percorso partecipato. La Giunta ha invece in pochi giorni, dopo un tavolo (di cui abbiamo appreso a cosa fatte dai giornali) tra tecnici dell’amministrazione e Fism, deciso la proposta di una delibera di durata di mandato e a cui, come viene esplicitato, non sono previste modifiche nell’impianto complessivo.

Ai cittadini rimane quindi solo il pugno di mosche di cinque minuti di udienza?

Il referendum è in campo.

Crediamo che il Comune possa e debba attendere l’espressione di parere dei garanti.

Nessuna scelta è ineluttabile, ogni scelta invece comporta una scelta di priorità e una responsabilità politica.

Al dichiarato pessimismo della ragione della politica e delle istituzioni, pare che faccia da contraltare solo l’ottimismo della volontà di noi cittadini.  Ma dov’è finita la volontà della politica? Dove va questa Giunta, dove sta andando il Consiglio comunale? Quale direzione sceglie? Quale impegno mette e ha messo in campo per garantire la scuola pubblica a chi la chiede con diritto? Rinuncia quindi al suo dovere repubblicano e costituzionale? E quali sono le sue priorità?

Sembra oggi di assistere a una rivoluzione alla rovescia: dopo la rivoluzione della Bologna che fu modello di scuola dell’infanzia pubblica, oggi la rivoluzione è per smontarla. E in secondo luogo, questo pessimismo della ragione, questa rinuncia alla scuola pubblica e questo adagiarsi compiacente al modello attuale che nega a tanti il loro diritto, è davvero così ragionevole?

Chiediamo la scuola pubblica, laica, gratuita, quelle tre cose inseparabili che ne fanno una: la scuola pubblica appunto. La nostra ottica è inclusiva, parla il linguaggio del pluralismo, dei diritti di tutti. Perché laicità non è un concetto negativo, non significa a-confessionale o non-cattolico: è pluralità e condivisione. Allo stesso modo la scuola dell’infanzia pubblica non è un servizio, è un diritto, ed è così importante e delicata perché costituisce quel diritto che fa di un bambino un cittadino della Repubblica.

Chi sta cercando di eroderla conduce di fatto una battaglia di retroguardia.

E’ inutile negare l’evidenza: se questo pessimismo è così ragionevole, non dovrebbe allora temere il confronto aperto con la nostra comunità cittadina.

Perciò, si attenda il parere dei garanti.

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA DELIBERA

La delibera si pone fra gli obiettivi di miglioramento: “2) Definizione di iniziative concordate per l’azzeramento delle domande in lista di attesa”. La proposta di Giunta intende risolvere la questione della lista d’attesa offrendo agli esclusi di accedere alle scuole paritarie a gestione privata, nelle quali si entra se si condivide il progetto educativo (Legge 62/2000 art. 1 c.3), il che implica, tantopiù nel panorama bolognese dove il 99 per cento delle scuole convenzionate è a impronta confessionale, anche una impronta religiosa dell’insegnamento. La finalità della delibera appare in contrasto con la Costituzione e con il principio di laicità fondante la nostra Repubblica. Va in contrasto con la libertà di coscienza e di religione.

La scuola dell’infanzia di Bologna, la scuola pubblica laica e gratuita è o no un diritto? E quanto conta per l’amministrazione, quanto conta per i consiglieri, il diritto alla libera scelta? Già, perché la costituzione stabilisce il diritto al libero insegnamento e senza oneri per lo stato. Stabilisce ancora che la scuola pubblica è un diritto e che la Repubblica istituisce scuole di ogni ordine e grado. Quello a cui assistiamo oggi invece è il paradigma rovesciato: il libero insegnamento diventa onere per lo stato, e la scuola pubblica diventa un diritto sacrificabile.

E’ chiaro allora che questa delibera non è in alcun modo né una alternativa né una soluzione alla richiesta di esercitare il proprio diritto di scuola pubblica, laica e gratuita che proviene da centinaia di esclusi.  Per non parlare del fatto che il modo in cui è stata raccontata – una delibera che comporta più equità, più qualità, minori finanziamenti – non corrisponde al vero.

Da un calcolo basato sull’anno appena terminato si deduce che l’ammontare sarà persino maggiore, e ancor più lieviterà se le scuole private risponderanno positivamente all’appello dell’assessore di rispondere al problema degli esclusi dalla scuola pubblica con nuove sezioni private. Quanto alla premialità per tariffe che siano uguali o inferiori a 3000 euro, il criterio è così indulgente che solo una scuola o poco più rimarrà esclusa dal premio. Per ciò che riguarda poi l’accesso, la legge di parità stabilisce già l’iscrizione per chiunque faccia richiesta (purché aderisca al progetto educativo), l’inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio. La definizione di criteri premiali solletica allora questioni già note da anni, come la scarsità degli accessi di bimbi in condizioni di svantaggio alle scuole private: i dati ci mostrano come solo 11 bambini su più di 1700 iscritti alle private paritarie bolognesi nell’anno appena trascorso siano bambini con handicap e 50 su più di 1700 figli di stranieri (Il che peraltro significa poco: stiamo parlando forse di stranieri con difficoltà di inserimento oppure no?). Ma le risolve richiamandosi a standard già garantiti dalla legge di parità (anche se non rispettati), stabilendoli inoltre in modo lasco, per cui basterà dare accesso a 4 stranieri, 4 anticipatari o un disabile per scuola per veder lievitare il proprio finanziamento.

Infine, mentre la delibera del 2007 esplicitamente si richiamava alle relazioni che il Comune avrebbe dovuto predisporre per monitorare l’andamento delle paritarie private, e seppur non si veda una relazione dal 2008, questa del 2011 fa un passo in più: non vi fa proprio cenno. Premia piuttosto, sul piano economico, le scuole che adottino “sistemi di autovalutazione”. Cosa significa? Autocontrollo? E’questa la briglia del sistema? E’ delegata a una non meglio precisata iniziativa fai da te?

Per il Nuovo Comitato Articolo 33,

la portavoce Francesca De Benedetti

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