Scheda tecnica e appello su nuova delibera

Comitato Articolo 33Ai cittadini bolognesi – Agli organi di stampa – Alla Presidente del Consiglio comunale – Ai Presidenti dei gruppi consiliari – Ai gruppi consiliari, con preghiera di inoltrare a tutti i consiglieri membri.

I cittadini aggregati nel Nuovo Comitato Articolo 33 mettono a disposizione un proprio lavoro collettivo di disamina sulla nuova delibera di Giunta riguardante il finanziamento alle scuole paritarie private. Il Comitato rivolge, come esplicitato in fondo alla scheda tecnica al paragrafo “referendum”, un appello pubblico al Consiglio comunale, alle sue articolazioni ovvero i gruppi consiliari, oltre che a tutti i suoi singoli componenti.

GLI ESCLUSI DALLA SCUOLA PUBBLICA

Il Dott. Ventura nell’audizione del 29/06/12 ha comunicato che ci sono ancora 326 bambini in lista d’attesa nelle scuole comunali e statali con una disponibilità di soli 57 posti pubblici e ben 143 privati. Ha comunicato che già negli scorsi due anni il saldo fra posti disponibili e lista d’attesa era stato negativo (-38 e -84). Ha poi informato che il dato peggiorerà a causa delle domande fuori termine. Il numero dei nati che ha raggiunto il picco di 3177 nel 2009 continua a rimanere alto (3124 2010, 3141 2011). Il sistema bolognese dell’infanzia che aveva raggiunto tassi di copertura del 103% ora copre nel 2011/12, comprendendo anche le private non parificate, solo il 96,7% . Almeno 300 bambini non hanno frequentato la scuola dell’infanzia nell’ultimo anno. Ciò evidentemente perché o non condividevano il progetto educativo o l’onere economico della frequenza ad una scuola privata. Nonostante questa situazione l’amministrazione non ha provveduto a richiedere allo Stato il numero di docenti necessario a coprire la domanda. La legge 444/68 prevede espressamente l’istituzione di nuove sezioni nelle zone di intensa urbanizzazione. Se si continua su questa linea il danno sociale ed economico per la città sarà pesantissimo.

La delibera proposta affronta questa questione ?

La proposta di delibera in discussione richiama una serie di norme e l’art. 118 della Costituzione. Curiosamente dimentica gli art. 33 e 34, oltre al 114 che inserisce i Comuni fra gli Enti che compongono la Repubblica e quindi estende a questi i doveri di cui agli art. 33 e 34.

Nella delibera si rivendica che “ il Comune di Bologna a partire dalle prime sperimentazioni risalenti al 1995 è giunto nella forma e nella sostanza a costituire un sistema cittadino integrato di scuola dell’infanzia comunale, statale, privata paritaria, attraverso l’attivazione di convenzioni.

Le convenzioni si sono dichiaratamente ispirate alla duplice finalità di “ garantire la generalizzazione del servizio formativo alla totalità delle bambine e dei bambini e di riconoscere le legittime opzioni delle famiglie in campo educativo”;

– al contempo le convenzioni hanno perseguito nel tempo specifici obiettivi di miglioramento degli standard qualitativi dell’offerta formativa, delle pari opportunità di accesso dell’utenza.”

La delibera si pone fra gli obiettivi di miglioramento: “2) Definizione di iniziative concordate per l’azzeramento delle domande in lista di attesa (sia nelle scuole d’infanzia comunali e statali sia del reparto grandi dei nidi ) di bambini in età ordinaria (e/o anticipatari secondo la normativa nazionale e gli accordi vigenti su scala regionale e locale ) attraverso iniziative finalizzate alla saturazione degli eventuali posti vacanti in corso d’anno .”

La proposta di Giunta intende risolvere la questione della lista d’attesa offrendo agli esclusi di accedere alle scuole paritarie e gestione privata, nelle quali si entra se si condivide il progetto educativo (Legge 62/2000 art. 1 c.3). Questo implica non di rado, e tantopiù nel panorama bolognese dove il 99% delle paritarie private è di impronta confessionale, la preghiera mattutina e l’insegnamento di religione cattolica per tutti. Anche le condizioni dei lavoratori sono diverse: il personale è assunto senza graduatoria, si usa personale volontario per un quarto e si ricorre a contratti di prestazione d’opera (art. 1, c. 5).

Tale finalità della delibera è palesemente incostituzionale perché viola il principio di laicità che fonda la nostra Repubblica, la libertà di coscienza e di religione e dalla religione e l’art. 30 della Costituzione che affida ai genitori la responsabilità educativa dei figli.

La delibera della Giunta, obbligando “di fatto” chi è in lista d’attesa all’inserimento nelle scuole paritarie a gestione privata, garantisce “di fatto” la libertà di scelta educativa ai soli genitori cattolici orientati verso un progetto educativo confessionale. Quello a cui assistiamo oggi è il paradigma costituzionale rovesciato: il libero insegnamento diventa onere per lo stato, e la scuola pubblica diventa un diritto sacrificabile.


LA PARTECIPAZIONE

L’odg  n. 18 del 25/07/11  afferma che: “ nel corso di tale anno (di proroga) è intenzione di questa Amministrazione, sulla base dell’andamento delle convenzioni nel triennio precedente, dare avvio ad un percorso di riflessione partecipata a livello cittadino per disegnare lo sviluppo futuro del sistema”. Tale percorso non è stato né svolto né avviato nell’anno 2011-2012. Eppure il Consiglio comunale aveva esplicitamente richiesto questo passaggio per l’anno appena passato: il consiglio comunale deliberò “di dare mandato alla giunta di elaborare una proposta di partecipazione e consultazione sul tema delle modalità di sviluppo quantitativo e qualitativo del sistema cittadino delle scuole dell’infanzia, e che detto percorso dovrà realizzarsi nel periodo coincidente con l’anno scolastico 2011-2012”.

La Giunta ha invece scelto un’altra strada: in pochi giorni, dopo un tavolo (di cui si è appreso a cosa fatte dai giornali) tra tecnici dell’amministrazione e Fism (l’ente beneficiario dei finanziamenti) deciso la proposta di una delibera di durata di mandato e a cui, come viene esplicitato, non sono previste modifiche nell’impianto complessivo.

Nella nuova delibera si afferma di voler “avviare una discussione di carattere generale sull’innovazione del sistema dei servizi 0-6 anni, di cui la scuola dell’infanzia è una componente, su cui è intenzione dell’Amministrazione comunale coinvolgere tutta la città in un ampio confronto partecipato”. Oltre ai dubbi sulla credibilità di chi non ha applicato per un intero anno una propria delibera occorre evidenziare che il sistema 0-6 esiste solo nella mente di qualche amministratore bolognese. I servizi a domanda individuale 0-2 sono di competenza comunale. La legislazione nazionale definisce poi un sistema scolastico unitario che va dei 3 ai 18 anni. Quella regionale distingue opportunamente fra servizi per la prima infanzia e scuola d’infanzia. La scuola d’infanzia non è un servizio, ma scuola aperta a tutti laica e pluralista come per tutti gli altro ordini e gradi. La scuola materna statale è stata istituita nel 1968. Non esiste pertanto alcuna norma generale che definisca un tale sistema. La proposta della Giunta, istituendo un sistema di servizi educativi 0-6, che comprende la scuola dell’infanzia, invade la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di istruzione (art. 33, c. 2, art. 117, c. 2 n) e di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali (art. 117, c.2 m).

POCO CAMBIA PERCHE’ NULLA CAMBI

Nel merito della nuova convenzione segnaliamo la soppressione di alcuni punti fondamentali che erano presenti nella delibera di mandato per gli anni 2007/08, 2008/09, 2009/10:

a) la delibera approvata a luglio 2007 impegnava la Giunta “a determinare le condizioni per l’ampliamento del servizio statale tenendo conto proporzionalmente della quota di domanda consolidata in città verso il servizio pubblico, nel rispetto della libertà di scelta delle famiglie”. Quella nuova abbandona la linea della richiesta di interevento statale (per affidarlo ai privati ?) e la garanzia del rispetto della libertà di scelta. Appare gravissimo che l’amministrazione non abbia provveduto a formulare la richiesta di nuove sezioni statali.

b) la delibera del 2007 si improntava a un profilo di trasparenza affermando  “che il Settore Istruzione e Politiche delle Differenze fornirà annualmente, sulla base dei dati e delle indicazioni fornite dai Quartieri, una relazione tecnica sull’andamento delle convenzioni a livello cittadino all’Assessore competente per le valutazioni del caso che i vari organismi consiliari vorranno esprimere in materia di risultati raggiunti in relazione alle finalità complessive descritte in premessa del presente atto.” La nuova delibera non contiene questo obbligo per l’amministrazione a cui  d’altra parte in questi anni non ha provveduto.

4) La proposta di delibera prevede di allungare la sua durata a 4 anni rispetto ai tre usuali. Mantiene “l’impianto complessivo basato su contributi fissi alle spese di funzionamento” per 10.000 euro a sezione che né la legge 62/2000 (spese di partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato.) né la Legge ER 26/2001 (contributi su progetti di miglioramento) consentono.

Appare estremamente discutibile la previsione di diminuzione dei contributi per:

Costo annuo massimo di frequenza a tempo pieno comprensivo di tutte le tariffe, ad esclusione della refezione scolastica e di eventuali servizi integrativi, superiore a 3.500 € annui…”, quando la delibera precedente poneva come indicatore di criticità spese mensili superiori ai 200 euro e i dati dimostrano che solo una scuola supera il tetto dei 3500, mentre ben 7 superano quello dei 200 euro.

Appare poi estremamente discutibile che vengano considerati indicatori di qualità (da premiare) e non di criticità (da sanzionare):

a)      La presenza di tariffe differenziate in base al reddito che solo metà delle scuole convenzionate fanno;

b)      l’inserimento di bambini stranieri e/o anticipatari (4 in media per scuola) e /o di bambini disabili (1 per scuola). Il riconoscimento della parità è condizionato all’accoglimento di chiunque ne faccia domanda senza discriminazioni per la condizione fisica. Lo Stato pertanto eroga già alle scuole paritarie contributi per 10 milioni all’anno in presenza di alunni certificati. Non si capisce poi come si possa considerare allo stesso modo l’inserimento di alunni certificati o di anticipatari.

Quanto alla premialità per tariffe che siano uguali o inferiori a 3000 euro, il criterio è così indulgente che solo una scuola o poco più rimarrà esclusa dal premio. Per ciò che riguarda poi l’accesso, la legge di parità stabilisce già l’iscrizione per chiunque faccia richiesta (purché aderisca al progetto educativo), l’inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio. La definizione di criteri premiali solletica allora questioni già note da anni, come la scarsità degli accessi di bimbi in condizioni di svantaggio alle scuole private: i dati ci mostrano come solo 11 bambini su più di 1700 iscritti alle private paritarie bolognesi nell’anno appena trascorso siano bambini con handicap e 50 su più di 1700 figli di stranieri (Il che peraltro significa poco: stiamo parlando forse di stranieri con difficoltà di inserimento oppure no?). Ma le risolve richiamandosi a standard già garantiti dalla legge di parità (anche se non rispettati), stabilendoli inoltre in modo lasco, per cui basterà dare accesso a 4 stranieri, 4 anticipatari o un disabile per scuola per veder lievitare il proprio finanziamento.

In ogni caso un semplice calcolo da noi effettuato dimostra che lo scopo di tutto il sistema è di mantenere la cifra impegnata negli scorsi anni e eventualmente di aumentarla in caso di convenzionamento di nuove sezioni necessarie per coprire la lista d’attesa. Basta infatti provare a simulare l’applicazione dei criteri sulla base dei dati dello scorso anno per arrivare alla cifra di 1.059.500, che è solo parziale: a questa vanno aggiunti i contributi per la refezione scolastica (800 euro pro capite), eventuali premi ulteriori (non sarà difficile ottenerne), oltre che l’apertura di nuove sezioni. Ed è chiaro che questo ultimo punto va preso in considerazione come assai probabile, visto l’esplicito appello rivolto dall’assessore Pillati alle scuole paritarie private perché assorbano il bacino di esclusi dalla scuola pubblica. L’ammontare complessivo quindi, la cui incertezza ci fa esprimere di per sé perplessità, certamente non può essere lasciato vago propagandando però che sarà più basso. Così non è: sarà analogo o più probabilmente maggiore.

REFERENDUM

Rivolgiamo un appello al Consiglio comunale ad attendere il giudizio di ammissibilità sui quesiti da parte del Comitato dei garanti (che avverrà al massimo entro il 4 agosto, ma che siamo fiduciosi potrà arrivare anche prima) e di rinviare ogni decisione in attesa di conoscere l’orientamento dei cittadini bolognesi. L’impegno contenuto nella delibera di Consiglio dello scorso anno che impegnava la Giunta ad avviare un percorso partecipato di discussione in vista del rinnovo della convenzione non è stato rispettato. L’anno di discussione e partecipazione non c’è stato. Noi abbiamo aspettato un anno, i consiglieri possono attendere poche settimane? Crediamo ne valga la pena: decisioni di questa portata, che prefigurano il futuro della scuola bolognese, non possono essere prese senza il coinvolgimento di tutti i cittadini.

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