2. Diario dai banchetti


Anche questo lunedì 24 settembre, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti.

Oggi ci presta il suo diario Stefania Ghedini, maestra di scuola elementare e volontaria del Comitato Articolo 33.

Caro diario di scuola…

Banchetto di venerdì 14 settembre alla Festa dell’Unità

“Non ci credo, non può essere vero! Non certo il Comune di Bologna!”

La signora, sui 65-70 anni non si capacita. Le ho appena spiegato che stiamo raccogliendo le firme per indire un referendum consultivo che chieda ai cittadini e alle cittadine di Bologna se vogliono che il Comune continui a finanziare con più di 1 milione di Euro le scuole dell’infanzia private paritarie o se preferiscono che tutti i soldi pubblici siano destinati alle scuole pubbliche.

Per convincerla che è vero, le mostro il pieghevole del PD distribuito proprio all’interno della Festa, dove compare la cifra dei finanziamenti alle private paritarie convenzionate.

Ci rimane molto male, poi dice: “E allora certo che firmo, non ho mica venduto per 30 anni l’Unità per andare a finire così!”

Banchetto di lunedì 17 settembre davanti alla scuola Manzolini

Assembramento di genitori in attesa di firmare; arriva una signora piuttosto anziana.

“Firmo anch’io, qui siamo tornati indietro di 40 anni! Ma io me le ricordo ancora le battaglie che ho fatto per avere una buona scuola pubblica per i miei figli, le battaglie per il tempo pieno! Qui va a finire che le scuole buone ce le avranno solo i ricchi! E io non voglio mica morire vedendo un lavoro così!”

Banchetto di sabato 22 settembre davanti al Mercato delle Erbe

Non c’è più bisogno di avvicinare le persone una per una.

Tanti si avvicinano al banchetto spontaneamente, qualcuno dice “Vi cercavo”, molto dopo avere firmato si fermano spontaneamente ad interloquire con chi si sofferma a leggere i manifesti.

Un papà albanese vuole firmare a tutti i costi, anche se gli spieghiamo che non può perché non ha la cittadinanza. “Ma io vivo qui, pago le tasse e lui (indica il bimbo) non è stato preso alla materna.

Cosa faccio? Lo mando in una scuola privata? Me lo dice lei come faccio? E non posso neanche mettere una firma?”

Mamma con bimbo piccolissimo in carrozzina. “Firmo, certo, mi metto avanti. Se no fra 3 anni rischia di rimanere fuori anche lui e non voglio doverlo mandare ad una scuola privata”

Molti si avvicinano per firmare, ma sono di comuni limitrofi.

“Perché non organizzate il referendum anche negli altri Comuni? Ormai è così dappertutto, non è giusto che solo i bolognesi possano dire la loro”

La diffidenza che avvertivo ai primi banchetti (“Ma voi chi siete? Di che partito siete?”) si è dissolta, le persone incominciano ad essere informate e l’idea che i cittadini possano esprimersi direttamente piace, anzi, di più, è quasi un sollievo.

Arrivano anche tanti “grazie e buon lavoro”.

Alle 13, contando le tantissime firme, il fine settimana dedicato ai banchetti non mi sembra più il sacrificio che mi era sembrato quando la sveglia aveva suonato alle 7.

Stefania Ghedini

  • Print
  • email
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn