1. Diario di una mamma


Per “festeggiare” l’inizio dell’anno scolastico, inauguriamo oggi Diario di scuola, rubrica settimanale del Comitato referendario. Con il “Diario di scuola” vogliamo informarvi e, attraverso le voci dei protagonisti, anche raccontarvi le ragioni della nostra battaglia. Iniziamo oggi col racconto di una mamma la cui bimba è tra le centinaia di esclusi dalla scuola pubblica dell’infanzia. La mamma combattiva è la nostra Isabella Cirelli, presidente del Nuovo Comitato Articolo 33.

Caro diario,

oggi 17 settembre riapre ufficialmente la scuola, anche se quella dell’infanzia è iniziata la settimana scorsa, ma non per mia figlia che purtroppo è ancora a casa, come centinaia di altri bimbi rimasti fuori dalla scuola pubblica dell’infanzia.

Leggo, scrivo, leggo e ancora leggo, e poi riscrivo e poi rileggo… Ma il senso di solitudine e tristezza resta anche per me, super mamma attivamente impegnata circondata da tantissime persone meravigliose e piene di ottimismo sul futuro del nostro paese.

Tra mille impegni, quando torno a casa e guardo mia figlia un velo trasparente mi appanna gli occhi. La settimana scorsa, nei giorni in cui iniziavano gli inserimenti nelle scuole dell’infanzia, sono anche arrivata a sperare di non incontrare le amichette e gli amichetti dell’asilo nido di mia figlia, “così” mi dicevo “non parlerò di scuola io e non ne parleranno loro”. Loro, le bimbe ed i bimbi, che hanno fatto gli ultimi mesi dell’asilo nido preparandosi all’ingresso nella scuola dei grandi, “si chiama progetto di continuità” mi hanno spiegato un po’ preoccupate le dade. Preoccupate sì, non del progetto che è un vanto, ma degli effetti che esso porta sulle/i bambine/i che nella “scuola dei grandi” rischiano di non andare.

Come non essere preoccupati di una tale situazione, soprattutto a fronte del disinteresse che l’Amministrazione locale in primis e lo Stato a seguire dimostrano sulla questione “scuola dell’infanzia” a gestione pubblica. Sì, disinteresse (sono buona perché potrei anche pensare altro); lo dimostra l’omissione della richiesta per tempo delle sezioni aggiuntive necessarie, che doveva essere trasmessa entro il 31 marzo ed invece è stata trasmessa a giugno inoltrato, e per sole 5 sezioni! Bologna per tempo ha chiesto solo 36 statalizzazioni di scuole già esistenti e non ha aggiunto la richiesta delle 10/12 sezioni nuove da aprire per far fronte all’emergenza dei nati del 2009! Lo dimostra l’affanno nell’indire riunioni nei consigli di quartiere per mandare avanti nel più breve tempo possibile l’iter richiesto per approvare, deliberare e blindare per 4 anni la nuova convenzione tra il Comune e le scuole paritarie a gestione privata. Affanno, poiché era luglio e qualche cittadino costituitosi in comitato promotore aspettava che i garanti di Palazzo D’Accursio si esprimessero in merito alla proposta di un referendum sul sistema delle convenzioni di cui sopra.

Mentre la maggior parte dei cittadini si preparava per le vacanze, le scuole erano già chiuse e tante famiglie avevano ancora la speranza che a settembre le/i loro bambine e bambini trovassero il posto nella scuola richiesta: comunale o statale che sia, ma comunque scuola pubblica, laica e gratuita! Non scuola privata! Per me la scuola pubblica e pluralista rappresenta un valore. Un valore da difendere.

Ed eccoci a settembre ed ecco l’inizio della scuola ed ecco di nuovo la disperazione! URLOOOOOOOOOOO: “Chi ci pensa agli esclusi???. Chi si fa carico della negazione del diritto all’istruzione pubblica subita da mia figlia? Chi medita sul dramma delle famiglie in un momento di crisi così seria?”.

ESIGO UNA RISPOSTA DAL SINDACO, A CUI PIU’ VOLTE HO SCRITTO!

“Avevo appena scommesso sulla sua chiamata”, mi ha detto l’impiegata comunale del mio quartiere il 12 settembre, a seguito dell’uscita dell’ennesima graduatoria e lista d’attesa annessa.

“Ne avrei fatto tranquillamente a meno” la mia risposta. E giù ad ascoltare le variazioni, le scuole con posti ancora disponibili etc… Ma ero già assente, portata via dal pensiero di trovare un’alternativa a mia figlia che continua a stare a casa, svegliandosi ogni mattina alle 7 chiedendomi: “Dove vai mamma? Al lavoro?”, il tempo della mia risposta e di nuovo “ED IO?????”. Me la stringo forte forte e le prometto che presto anche lei andrà a scuola.

Chiudo la porta e col dito scaccio velocemente via una lacrima

Via di corsa che inizia un nuovo giorno.

Isabella Cirelli

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