Referendum a Bologna: la parola ai cittadini


Katia Zanotti [Istanti n. 5]

Cosa dice la Costituzione:
Art. 33, comma 2: La Repubblica istituisce scuole statali di ogni ordine e grado.
Art. 33, comma 3: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
Art. 34, comma 1: La scuola è aperta a tutti.

A Bologna è in corso dai primi giorni di settembre la raccolta di firme per indire il referendum comunale consultivo contro il finanziamento pubblico alle scuole dell’infanzia private paritarie. Lo scopo dell´iniziativa è quello di chiamare i cittadini a pronunciarsi direttamente così da orientare, con tutta l’autorevolezza e la forza che scaturisce dall’esercizio di una pratica democratica e partecipativa, il governo della città su un tema che è centrale per il futuro della scuola pubblica.

Finalmente la parola ai cittadini quindi su una grande questione, la difesa del sistema scolastico pubblico, grande perché riguarda il diritto dei bambini all’educazione, e perché il diritto all’educazione coincide con il diritto al futuro per una intera comunità nazionale; grande, perché in tempi come questi che viviamo nulla è più sostenuto da una qualche garanzia sicché, di arretramento in arretramento, in questo Paese i diritti conquistati che subiscono un attacco sono numerosi mentre, nel contempo, le forme della stessa democrazia rischiano lo svuotamento, quando non si presentano già vuote.

Di questa battaglia a difesa del sistema scolastico pubblico si è fatta carico, a Bologna, il “Nuovo Comitato Articolo 33″ costituito da 400 cittadine e cittadini, non soltanto genitori, ma anche docenti, precari, studenti, sindacati e Associazioni come l’Assemblea Genitori e Insegnanti di Bologna, l’Associazione Nuovamente, l’Associazione Per la Sinistra Bologna, la Chiesa metodista Bologna, il Circolo UAAR Bologna, i Cobas Scuola Bologna, il Comitato bolognese Scuola e Costituzione, il Comitato genitori nidi e materne, il Coordinamento precari scuola Bologna, il CUB Bologna, la FLC-CGIL, la Fiom Bologna, la Rete Laica Bologna, la Scuola Infanzia LiberA Tutti e, infine, l’USB Bologna.

In un suo documento della primavera scorsa, il “Nuovo Comitato Articolo 33″ ha chiamato a raccolta tutte le forze della società civile per un impegno comune a sostegno della scuola pubblica: “Già la voce della Costituzione ribadisce che le scuole private, salvaguardata la loro libertà, non devono però costituire onere per lo Stato. In questa primavera 2012 in cui la lista di attesa per le scuole dell’infanzia a Bologna raggiunge 465 bimbi che ne saranno esclusi, è necessario che quella voce dei padri Costituenti si levi alta. Perché “la scuola è aperta a tutti”, recita l’articolo 34 della carta costituzionale. Nessuno escluso. Con la proposta di referendum, il comitato intende innanzitutto restituire la parola ai cittadini sull’utilizzo delle loro risorse collettive e sulle priorità politiche su cui indirizzarle. Il primo passo è quindi quello del coinvolgimento e della partecipazione. (…) Crediamo che le risorse attualmente indirizzate dagli enti pubblici alle scuole paritarie private vadano rivolte alla scuola pubblica comunale e statale. Chiediamo anzitutto alla città e quindi al Comune di ristabilire nei fatti questa priorità. Nessuna risorsa deve essere sottratta alla scuola pubblica per finanziare le scuole private”.

Il lavorio continuo di smantellamento del sistema educativo e di protezione sociale, per opera del governo del centro destra e proseguito dal Governo Monti, destinato a peggiorare con la costituzionalizzazione del pareggio di Bilancio, non ha trovato a Bologna altrettante continue forme di resistenza al prevedibile massacro sociale, sia sul piano della iniziativa politica che delle scelte del governo locale, che avessero l’obiettivo chiaro di garantire l’interesse della comunità e la difesa di beni comuni irrinunciabili. È come se ci fosse fra gli stessi amministratori della città l’introiezione più o meno consapevole, ma pesantemente condizionante, che in fondo non c’era e non c’è null’altro da fare che tagliare le spese.

A voler ben vedere però c’è ben altro di cui essere preoccupati e, per questo, da contrastare con determinazione: dietro la affermazione che “non ci sono i soldi e bisogna far quadrare i conti” appare in controluce, ma chiarissima, una vera e propria visione strategica di questa Amministrazione, per la quale pubblico e privato appaiono come identici, dotati di medesima natura e principi fondanti. Usando la pesantezza della situazione economica, il Comune sta accelerando sulle scelte di privatizzazione e quindi sulle prospettive che riguardano il futuro del sistema di welfare cittadino. Basta leggere le dichiarazioni del Sindaco Merola e dell’Assessore alla scuola Pillati per averne una consistente conferma.

Il fatto è che la scuola non è paragonabile ad altri servizi, e l’importante storia dei servizi a Bologna, che sono diventati per questa città un dato identitario nel mondo, era lì a dimostrarlo; la colpevole carenza dell’Amministrazione comunale nella programmazione del servizio sulla base delle previsioni di aumento delle richieste di accesso alla scuola dell’infanzia, ha fatto sì che il Comune non sia poi riuscito a dare una risposta positiva a tutte le richieste, una situazione che si sarebbe potuta evitare se, appunto, ci si fosse adoperati per tempo nel mettere in atto tutte le iniziative necessarie ad ampliare il numero di posti.

Così facendo, si corre il rischio ormai più che concreto della dissipazione di un grande patrimonio, non solo di qualità dei servizi, ma di quella cultura che si è prodotta e diffusa attorno ai servizi per l’infanzia. Non a caso la stragrande maggioranza delle famiglie bolognesi chiede l’accesso al servizio pubblico.

Per molte di queste famiglie è di fatto negato, a oggi settembre 2012, il diritto alla libera scelta, cioè di poter utilizzare il servizio pubblico.

Sono più di 400 i bambini (ma questa Amministrazione comunale non riesce a fornire dati certi neppure in questo settembre, all’apertura delle scuole materne) che saranno esclusi dalla scuola dell’infanzia comunale per mancanza di posti.

Così, se questa Amministrazione risponde dirottando le famiglie e i loro bambini verso le scuole private paritarie, tanti genitori sia per ragioni economiche che culturali non intendono iscrivere i propri figli a queste scuole. Questi genitori , infatti, chiedono legittimamente che sia rispettato il diritto ad accedere alla scuola dell’infanzia pubblica; chiedono, insieme a tanti altri, che le risorse pubbliche (più di 1 milione di euro, il finanziamento del Comune di Bologna alle scuole dell’infanzia private paritarie) vengano investite nel sistema delle scuole pubbliche, in modo da garantire nuovamente il diritto di accesso tutti i bambini: lo prevede la Costituzione, lo deve garantire la scuola della Repubblica.

L’attuale Amministrazione finge di dimenticare che la scuola pubblica è altra cosa da quella privata, perché se la prima ha l’obbligo costituzionale di essere pluralista, gratuita, laica, non è così tenuta ad essere la scuola privata, che a Bologna al 90% è di natura religiosa. Ha assolutamente ragione Nadia Urbinati quando scrive che i finanziamenti pubblici non rendono pubblica una scuola che privata è e tale rimane, mentre invece contribuiscono a privatizzare il sistema educativo.

L’Amministrazione comunale dovrebbe poi spiegare ai cittadini perché non ha rispettato la scadenza del 31 marzo scorso, per chiedere allo Stato ulteriori sezioni rispetto a quelle già finanziate, presentando la domanda con un grave quanto colpevole ritardo, esattamente l’8 giugno. Successivamente, l’Assessore alla scuola Marilena Pillati ha invitato nei mesi scorsi le scuole private a farsi carico dei bambini esclusi, il ché contestualmente non potrà significare altro se non un aumento del costo delle convenzioni e, quindi, un aumento delle risorse pubbliche alle scuole private paritarie.

Il regime di convenzioni con il Comune è stato più volte oggetto di attenzione e più volte l’Amministrazione ha pensato di rivisitarlo; l’ultima idea, quella di istituire un tavolo tecnico con tecnici del Comune e rappresentanti della FISM, l’Associazione delle scuole cattoliche, ha fatto sì che dal Consiglio comunale del giugno di quest’anno uscisse una delibera che blinda la convenzione con le scuole private per 4 anni.  

È utile riprendere quanto Piero Calamandrei, con una preveggenza impressionante, diceva negli anni 50, elencando gli strumenti, la cassetta degli attrezzi necessari a distruggere la scuola della Repubblica: “(1) rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico (…) Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. È la fase più pericolosa di tutta l’operazione (…) Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito”.

Il referendum ha carattere consultivo, non è abrogativo né deliberativo, ma è una grande occasione di mobilitazione su un tema, quello dell’educazione, che è uno tra i valori fondativi di una comunità, sia cittadina che nazionale: laicità, convivenza, pluralità, riconoscimento reciproco, diritti esigibili e irrinunciabili. Lo si vede dal numero di persone che hanno già firmato e che continuano a firmare ai banchetti organizzati in vari luoghi della città; queste persone sono la prova che i cittadini vogliono ancora essere coinvolti, che credono ancora sia possibile dire e incidere nelle scelte fondamentali per la città. I poteri più o meno forti della città, quelli più o meno visibili, quelli che amano decidere lontani dal fastidio della comunità di persone, tutti questi oggi sono contro la consultazione referendaria (ma non ci si poteva aspettare nulla di diverso, ovviamente).

Il testo del quesito referendario:
Quale fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia?
a) utilizzarle per le scuole comunali e statali
b) utilizzarle per le scuole paritarie private.

  • Print
  • email
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn