3. Diario di un cittadino indignato


Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti.

Oggi ci presta il suo diario Giuseppe Curcio. Si definisce “un cittadino indignato”, Giuseppe. Ha risposto al nostro appello “Coinvolgiti e coinvolgi” e in breve è diventato uno dei volontari che con più assiduità e generosità danno una mano ai banchetti. Oggi ci racconta perché secondo lui il referendum “è una battaglia trasversale: io non sono di sinistra”, scrive, e pure ho tante buone ragioni per dare una mano. Eccole.

Caro diario di scuola…

Bologna. Ore 7:40 di una ordinaria mattina di giugno.
Squilla il cellulare sul comodino oltre l’altra metà del letto. La mia ragazza allunga d’istinto il braccio riuscendo a rispondere subito dopo il secondo squillo con una voce ancora impastata dal sonno. “C’è bisogno di una sostituzione!” Una maestra di una scuola materna dall’altra parte della città è assente. E’ previsto che la supplente arrivi presso la scuola entro 1 ora dalla chiamata.

Deve prepararsi in un quarto d’ora per avere qualche possibilità di arrivare per tempo. E’ così da quasi 2 anni. La mia ragazza non sa dal giorno prima se l’indomani verrà chiamata per una supplenza e men che meno sa quale sarà la scuola materna comunale in cui dovrà recarsi ed a che ora dovrà iniziare il suo turno. E’ un po’ come fare i pompieri. Pensate che negli ultimi anni ha contribuito a coprire, attraverso le supplenze, le esigenze di quasi 100 strutture sul territorio di Bologna fra scuole d’infanzia ed asili nido in quasi tutti i quartieri della città. Ed è un peccato che il suo apporto quasi eroico venga ripagato in tal modo da un’amministrazione cieca.

Ma fare la maestra nella scuola d’infanzia le piace molto, perché lavorare coi bambini le dà molte soddisfazioni e le fa tornare subito il sorriso. In attesa dell’aggiornamento delle graduatorie, spera in un contratto di qualche mese che possa garantirle una certa continuità presso una struttura, ma anche in termini economici. Sì, perché i quasi 10 giorni di supplenza al mese per 10 mesi all’anno non le consentono di far fronte a tutte le spese.

Il Comune di Bologna può contare su un serbatoio di centinaia di maestre e maestri già in graduatoria pronti a soddisfare l’aumento della domanda di posti registrato quest’anno per la scuola dell’infanzia.
E’ per questo motivo che, quando ho letto sui vari quotidiani della proposta del quesito referendario e soprattutto dell’ingente somma erogata dal Comune di Bologna alle scuole d’infanzia paritarie private, ho deciso di impegnarmi nella raccolta delle firme nella speranza di poter rafforzare la scuola pubblica, che avrebbe tutte le potenzialità per far meglio ed assorbire le domande di chi chiede di entrare nella scuola materna comunale, se opportunamente sostenuta con le risorse finanziarie dirottate sulle scuole private e con un forte impegno politico dell’amministrazione.

Ma la mia indignazione è aumentata soprattutto a seguito del disprezzo per la democrazia e della mistificazione della realtà mostrati in diverse occasioni dai vari protagonisti dell’amministrazione comunale, in primis il Sindaco Merola e l’Assessore Pillati, oltre che dal Segretario provinciale del PD Donini. Devono prendere atto che:

LA SCUOLA PARITARIA PRIVATA NON E’ SCUOLA PUBBLICA.
IL REFERENDUM E’ UN IMPORTANTE STRUMENTO DI DEMOCRAZIA DIRETTA.

Infine, ma non ultimo, l’articolo 33 della Costituzione recita al comma 3 “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”

Nonostante le acrobazie dialettiche ed interpretative in cui si sono esibiti i vari sostenitori della scuola privata, la gerarchia delle fonti del diritto non consente che la L.62/2000 (cd. Legge Berlinguer) possa nella sua veste di legge ordinaria scavalcare la Costituzione della Repubblica Italiana. Occorre una legge costituzionale.
Il referendum a Bologna può diventare un modello di riferimento anche per altre città in cui gli interessi delle scuole private si stanno facendo avanti sempre con maggiore insistenza.

E la battaglia contro chi indebolisce continuamente la scuola pubblica per giustificare il ricorso alla scuola privata deve essere portata avanti anche sui livelli più alti rispetto a quello locale, perché le scuole private ricevono anche finanziamenti statali e regionali, oltre a quelli comunali e naturalmente alle rette pagate dalle famiglie.
Anche se qualcuno tenta di connotare il referendum come una battaglia ideologica, è chiaro invece che la sua natura è trasversale. Ne è prova il fatto che io non sono un elettore di sinistra. E’ una battaglia di civiltà, di democrazia, di difesa del bene comune, di controllo nell’utilizzo delle risorse pubbliche e di tutela della laicità dell’amministrazione pubblica.

Sono le 23:58 e spengo l’abat jour, mentre la mia “altra metà del cielo” si è appena addormentata nell’altra metà del letto, dopo avermi raccontato i dialoghi buffi dei bambini della scuola materna. Chiudendo gli occhi mi chiedo: “E domani… cosa succederà?”

Giuseppe Curcio

  • Print
  • email
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn