5. Diario di un maestro


Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti.

Oggi ci presta il suo diario Gualtiero Caserta, professione maestro.“C’era una volta la scuola pubblica”, comincia così il racconto di questo maestro napoletano che arrivato a Bologna sperava di incontrare la “fantastica scuola bolognese”. Ma l’ha vista cambiare, sono arrivate le difficoltà, gli spauracchi delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni. La voglia di combattere per la scuola pubblica però rimane: comincia, per Gualtiero e tanti altri, sostenendo il referendum del Nuovo Comitato Articolo 33.

Caro Diario,
c’era una volta la scuola pubblica….

Mi chiamo Gualtiero Caserta e sono un “vecchio” maestro napoletano di 56 anni, precario, e purtroppo non sono neanche il più vecchio della graduatoria di Bologna !… infatti ho colleghe che ormai hanno passato i sessanta e sono ancora precarie come me dopo molti anni al servizio della scuola di Bologna .sic

Ho iniziato presto, a soli diciotto anni accompagnavo gruppi di bambini-adolescenti alle vacanze estive da Napoli in Romagna e poi facevo supplenze sporadiche in varie scuole dell’infanzia, i campi estivi, assistente ai soggiorni di bambini, disabili ed anziani, animatore e coordinatore. Napoli offriva solo lavori sporadici negli anni ottanta e quindi ho scelto un’altra strada, così per oltre vent’anni ho lavorato nel settore turismo anche se la mia passione sono sempre stati i bambini (infatti ho 3 figli).

Quando nel 2004 ho ripreso la giacca da maestro mi trovavo a Bologna, un sogno per qualsiasi maestro che andando a scuola vuole imparare oltre che insegnare. Infatti ho conosciuto un’organizzazione scolastica fantastica, tutta orientata al fabbisogno dei bambini considerati nella propria individualità. I collettivi tra maestri, collaboratori e pedagogiste erano delle fucine di idee e di esperienze ed i genitori erano considerati un perno fondamentale per la gestione della scuola e per lo sviluppo educativo dei bambini. Insomma una scuola di tutti integrata, accogliente, multiculturale davvero speciale nel panorama educativo nazionale, una vera scuola al servizio del pubblico.

Non sapevo, però, che il declino era già iniziato. Ho dovuto apprendere velocemente che l’Amministrazione comunale già dal 2000 aveva iniziato un percorso di privatizzazione ed esternalizzazione, riducendo gli investimenti per le scuole pubbliche (nidi e materne) ed orientandoli sulle scuole private e sulle cooperative.
Il segnale più evidente è stata la “conta” quotidiana dei bambini, una prassi ossessiva quasi maniacale che inficiava definitivamente la peculiarità didattica della scuola bolognese. Ogni mattina entro le 9 bisogna contare i bambini e comunicare i numeri alla gestione per consentire di risparmiare sulle supplenze, accorpare le classi, ridurre i pasti. La chiamavano “sperimentazione” ma è diventata in breve tempo routine. Il servizio mensa e pulizia sono stati definitivamente affidati alle cooperative ed anche i bambini con problemi di disabilità sono stati “esternalizzati” alle educatrici coop.
Dopo un po’ abbiamo appreso che questa “conta” dei bambini non serviva a far risparmiare denaro pubblico bensì ad inserire metodi di gestione privata per favorire l’inserimento e l’omologazione alle dinamiche delle società private, che costringono i lavoratori (a volte soci) a turni insopportabili con salari del 30% più bassi del contratto scuola, da anni non rinnovato.

Quest’anno con l’esternalizzazione di 33 scuole alla gestione Asp si è piombati nel caos assoluto dovendo far coesistere 4 contratti di lavoro diversi nella stessa scuola (contratto di ruolo comunale, a tempo determinato comunale, contratto Asp, contratto cooperative) i collettivi sono letteralmente “scoppiati” e non hanno più alcun punto di riferimento chiaro….hanno perso la bussola !
Il mondo della scuola è terrorizzato per la prospettiva di una privatizzazione totale di tutte le scuole dell’infanzia e dei nidi, ventilato in ambienti politici ed amministrativi.

La giornata a scuola nel 2012 non è più la stessa di prima, il personale che per tanti anni ha garantito la qualità scolastica si sente rottamato, i bambini sono sempre di più nelle classi e non riescono a star seduti tutti nelle cassettiere ed ai tavoli, in molte scuole le aule si sono ridotte per aumentare le classi ed i laboratori didattici sono spariti, così dicasi per gli angoli ludici fondamentali per la crescita dei bambini, i fondi per il materiale didattico sono ridotti all’osso ed i “nuovi” giochi sono quelli già “usati” dai bambini che i genitori regalano alle scuole; molti genitori vorrebbero continuare a collaborare come una volta ma questa disponibilità si infrange contro risposte burocratiche ed un muro invalicabile alzato dalla gestione scolastica per difendere il “nuovo corso” , le scuole stanno diventando dei baby parking superaffollati e mal gestiti.

C’era una volta la fantastica scuola bolognese, oggi solo il SI al quesito referendario contro il finanziamento alle scuole private promosso da articolo 33, può indurre l’ Amministrazione Comunale ad un ripensamento ed ad un rilancio della funzione pubblica della scuola.

Gualtiero Caserta

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