7. Diario di un babbo


Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti.

Oggi ci presta il suo diario Stefano Benaglia, promotore e volontario impegnato al fianco di art.33 per il referendum. Stefano è innanzitutto il babbo di Rossana, bimba esclusa dalla scuola dell’infanzia pubblica bolognese. I ragionamenti che questo papà condivide con noi sul diario hanno tutto il sapore, e anche l’amarezza, della realtà di tutti i giorni. Difficile da digerire, a volte, ma la buona notizia è che tutti insieme possiamo cambiarla. Con il referendum stiamo lavorando per questo…

Caro diario,
questo è il diario-delirio quotidiano di un povero babbo.

…Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società…

Sarà per questo che ho deciso di attivarmi a fine aprile, quando ho letto la lettera del Comune di Bologna che, scusandosi, annunciava a me ed alla mia compagna, in quanto genitori, che Rossana, nell’esuberanza, il candore e la curiosità dei suoi tre anni di età, non sarebbe stata “accettata” ed era quindi ESCLUSA dalla SCUOLA DELL’INFANZIA PUBBLICA? Così, se è vero che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione mi sono imbarcato in questa avventura che sapevo già lunga e tortuosa. Secondo l’adagio “la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”, condividendo la stessa esperienza ci siamo organizzati sul territorio insieme ad altri genitori di bambini esclusi perché tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, genitori compresi. Anche perché, fra l’altro, alcuni di noi pensavano: “Non dovrebbe essere compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”?

I nostri Bambini non sono a tutti gli effetti cittadini e speranza futura del paese? Già, ma se è vero che la libertà personale è inviolabile e che la scuola è aperta a tutti, perché a Bologna nel 2012, culla storica degli studi pedagogici sull’importanza dell’ingresso, dai tre anni, nel percorso scolastico del Bambino, fondamentale per la crescita di ogni individuo libero (almeno stando all’esperienza di personaggi come Mario Longhena o Francesco Zanardi) si sono contati all’incirca 600 esclusi dalle scuole dell’infanzia pubbliche?

Scusate, ma già nel 2006 non era stata prevista una “bolla” demografica proprio nel 2009, dagli uffici demografici del Comune, che aveva indotto a realizzare progetti di plessi scolastici su tutto il comune, proprio per venire incontro a questa “emergenza” futura? Perché l’amministrazione pubblica non ha realizzato questi progetti? Dunque, si potrebbero formulare delle ipotesi dal momento che, i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici. Il diritto violato in questione, non potrebbe essere proprio quello riferibile alla Scuola pubblica, laica, e garantita a tutti i bambini ed i genitori che hanno consapevolmente e responsabilmente ritenuto di scegliere la Scuola Pubblica?

Chi lo sa… comunque, ad oggi, mia figlia, come i figli di chissà quanti altri bolognesi, è ancora esclusa dalla Scuola dell’Infanzia Pubblica. Come genitore, guardando mia figlia ho deciso di mobilitarmi ed ora sostengo, come cittadino promotore, il Referendum Comunale promosso dal Nuovo Comitato Art.33 per permettere ai Cittadini bolognesi di esprimersi, come mai è stato fatto, sull’opportunità di continuare a garantire tutta questa montagna di soldi pubblici alle scuole private PARITARIE, convenzionate col comune, in tempi di paventata crisi economica. Tutto questo accade quando ancora vengono garantiti, corposi corrispettivi economici di dirigenti, funzionari, portaborse, amministratori, delegati e & e si stia lentamente diffondendo una ragionevole certezza del Popolo, nel sapere chi certamente NON potrà sottrarsi ai “prelievi necessari” e forzosi dei vari governi per debellare la “crisi” che sicuramente non ha creato il Popolo…

Dopo questo delirio viene, forse, spontaneo un pensiero: l’iniziativa economica privata, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e quindi, probabilmente, alla libertà di genitori che scelgono la scuola pubblica e dei Bambini che dovrebbero frequentarla… Comunque, se veramente il Pubblico è in crisi a causa di uno scellerato quanto scientifico programma di smantellamento, messo in atto ormai da anni e per cui oggi ne paghiamo le conseguenze (magari da qualcuno che “tifa” per la sostituzione del Pubblico con il privato religioso o laico che sia, passando proprio attraverso la fase intermedia dell’integrazione) potrebbe essere utile ricordare a tutti che: la proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. Tra l’altro, sempre in tempi di “crisi”, potrebbe far comodo la rivalutazione delle RISORSE umane (leggasi Lavoratori), infatti, ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Comunque, questa esperienza di mobilitazione sui problemi della scuola pubblica mi porta a considerare che esista già da tempo una situazione, consolidata, di delirio riprovevole nel mondo del lavoro scolastico pubblico, sia per il corpo docente e insegnante che per il personale ausiliario tecnico amministrativo, anche se la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Che dire poi della condizione dei precari della scuola? E dell’ingresso massivo delle cooperative profit e no-profit? A cui La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata, che sempre più “integrano” la scuola pubblica riservando, spesso, ai propri lavoratori e associati salari poco appropriati e trattamenti sindacali quantomeno discutibili?

A volte penso, ma perché filosofi, professori, politici, idealisti o rivoluzionari si sono “scornati per realizzare, contenuti così alti e così semplici da applicare, tipo:
– la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori;
– Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa;
– La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge;
– Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi;
– La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.

Allora, mentre adesso guardo mia figlia che dorme serena, penso alla fortuna che ho nell’avere ancora un lavoro stabile, che mi permette data l’esclusione, stringendo la cinghia, di valutare l’opzione privatistica laica per mia figlia, escludendo la paritaria convenzionata. Penso a tutti coloro i quali non hanno un lavoro o una rendita che gli permetta di sostenere i propri Bambini e con un velo di tristezza e incazzatura penso che questo “fottuto” paese dovrebbe essere una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Per rispetto a tutti coloro che si sono fatti il “culo” dal Risorgimento ad oggi, che stanno ancora marcendo nelle galere o sono morti dando la vita per garantire la Libertà, l’inclusione ed il Diritto di espressione per tutti, credo si dovrebbe avere il coraggio di dire che abbiamo sbagliato qualcosa e, ammettendolo, possiamo anche pensare di ripartire per migliorarci e garantire anche i bambini che, comunque, non hanno nessuna colpa!

A volte possono bastare anche piccoli gesti per compiere grandi passi verso la consapevolezza, come votare per la scuola pubblica al referendum comunale promosso dal Comitato Art.33, se verranno raccolte le 9000 firme necessarie, cosa di cui personalmente sono certo, avendo toccato con mano la solidarietà dei cittadini bolognesi. Solidarietà che il mio caro amico Dodi amava definire un’arma, se valorizzata…
Per una Scuola Pubblica, laica e di qualità al centro del percorso educativo e di istruzione di tutti i Bambini, nessuno escluso!

Stefano Benaglia
babbo di Rossana, esclusa dalla Scuola dell’Infanzia Pubblica di Bologna

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