10. Diario con la Storia #1


Festeggiamo la decima puntata del Diario di scuola guardando al futuro. E il modo migliore per farlo è cominciare dalla nostra storia collettiva, per non dimenticare ciò che è stato, il percorso difficile e ancora non definitivo di estensione del diritto alla pubblica istruzione. Il Diario con la Storia è un diario a quattro mani, dove si mettono insieme felicemente il percorso di ricerca civile e la coscienza dello storico. In questa prima parte seguiamo il filo dall’Unità d’Italia al secondo conflitto mondiale. Con una introduzione dello storico Mauro Maggiorani, che ringraziamo per la disponibilità e per il sostegno all’iniziativa referendaria. E con una scheda storica preparata dalla nostra Angela Attianese, pensata come approfondimento del suo Diario che partecipa.

Prima di lasciarvi alla lettura, vi ricordiamo che da oggi il Diario va anche in radio: grazie a Radio Città Fujiko potete ascoltarlo ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, oltre che sul sito della radio. Grazie di cuore ad Alessandro Canella e a tutti gli amici di Radio Fujiko! Buona lettura e buon ascolto. Clicca per l’AUDIODIARIO.

INTRODUZIONE
di Mauro Maggiorani

Come viene ricostruito in questo percorso tematico che ci porta dall’Unità d’Italia alla nascita della Repubblica (1861-1946), il problema scolastico è stato costantemente all’attenzione del legislatore. Nell’età liberale la questione centrale fu, senza dubbio, l’alfabetizzazione; specie nel sud del paese, ma in generale in tutte le aree periferiche (campagna, montagna regioni interne e meno abitate), prima ancora di un’istruzione fu infatti necessario impartire le basi: un alfabeto e una lingua comuni. Fu, appunto, un momento di quel notissimo “fare gli italiani”. Ma se in questa azione politica possiamo leggere la volontà di formare futuri cittadini-elettori (e l’estensione del suffragio è testimone della tendenza), non secondaria fu la necessità avvertita dal nuovo Stato unitario di dare al popolo gli strumenti cognitivi minimi per poter essere meglio governati (leggere gli avvisi di leva, pagare le imposte, rispettare i bandi, ecc.).

Nel primo ventennio del Novecento l’avvento, in un numero crescente di province del centro-nord Italia, di amministrazioni municipali a guida socialista segna una evoluzione negli obiettivi che guidano le scelte nel campo dell’istruzione. La scuola rappresenta, per i socialisti, lo strumento principale per l’emancipazione delle classi proletarie e la conquista dello spazio pubblico; i programmi elettorali, ma anche i bilanci di quanto effettivamente realizzato, ci raccontano dello sforzo messo in campo per ampliare il patrimonio scolastico pubblico e far effettivamente sorgere “il sol dell’avvenire”.

Sulla stessa scia si muoverà il fascismo: non solo in virtù della sua passata esperienza di maestro elementare (che lo porterà a concorrere per cattedre anche nella provincia di Bologna), Mussolini ben conosce l’importanza dell’educazione. Al Ministero per l’educazione nazionale (nuova denominazione imposta dal regime al dicastero della Pubblica istruzione) vengono assegnati compiti fondamentali nella formazione dell’italiano, in stretta sinergia con il Ministero della cultura popolare. Il buon italiano, infatti, è il buon fascista; e come dirà Mussolini: “chi è fuori dal fascismo è fuori dallo Stato”. L’attenzione per la pedagogizzazione delle masse sarà costante; come noto l’intera società fu rigidamente inquadrata. Sin dalla primissima età; un bambino di 4 anni era un “figlio della lupa”, a 8 diventava “balilla”, a 14 “avanguardista”. Le bambine, analogamente, “figlie della lupa”, “piccole italiane” e “giovani italiane”. L’introduzione nella vita scolastica di festività a rimarcare momenti importante della storia fascista, sono un momento fondamentale per la costruzione della mitologia del regime al pari dell’introduzione di una specifica materia (“cultura fascista”) che negli anni integrerà sempre più Stato e Partito. Tutto ciò sino a quando la seconda guerra mondiale investe con drammaticità l’intera vita sociale: solo un anno prima del suo deflagrare, peraltro, la legge per la difesa della razza (1938) aveva segnato l’ingresso nel mondo della scuola dell’intolleranza e della violenza, con l’espulsione dalle aule di insegnanti e alunni di razza ebraica.

SCHEDA STORICA
di Angela Attianese

Un po‘ di storia per non dimenticare. Un referendum, per indietro non tornare.

Per la realizzazione della scuola pubblica diffusa su tutto il territorio nazionale, è stato necessario il solito cammino lungo e faticoso, iniziato nel 1861 con l’unificazione del Regno d’ Italia. Ma fatta l’Italia bisognava fare gli italiani, come ben sintetizzò Massimo d’ Azeglio, serviva cioè una lingua comune per la costruzione di un progetto di Stato comune.

Alcune tappe significative

1862 – 1° censimento, dove risulta che più della metà della popolazione non è in grado di leggere e scrivere e il 90% non conosce l’italiano. Per prima cosa era necessario formare insegnanti, a cui si provvide con l’istituzione delle scuole normali.

1877 – Con la riforma Coppino la scuola diventa obbligatoria e gratuita dai 6 ai 10 anni, prevedendo sanzioni per la mancata frequenza, ma anche l’esonero all’obbligo scolastico per condizione di povertà. Le spese per il mantenimento delle scuole sono a carico dei singoli comuni, i quali, nella maggior parte dei casi, non erano in grado di sostenerle e dunque la legge non fu mai attuata pienamente. Vengono istituite scuole serali per adulti.

1882 – Con la riforma della legge elettorale Zanardelli, il diritto di voto viene esteso a tutti coloro che hanno superato l’esame di seconda elementare, di qualsiasi censo.
L’elemento più innovativo era quello di collegare la legge elettorale a quella sull’istruzione elementare obbligatoria. Le donne non sono ammesse al voto, nonostante costituiscano la maggioranza del corpo insegnante: nel 1875 sono 24.000, 1000 in più degli uomini, e 44.000 nel 1901

1910 – Diventa vincolante per legge, la notazione dell’adempimento dell’obbligo scolastico sul libretto di lavoro, per poter assumere un minore.

1911 – Legge Daneo, Credaro: la scuola diventa statale, e per colmare le carenze dei comuni economicamente impossibilitati, tutti gli insegnanti finalmente vengono retribuiti allo stesso modo, anche nelle zone disagiate. Ai Comuni l’obbligo di istituire i Patronati scolastici, enti di diritto pubblico che devono provvedere ad assicurare ai più disagiati refezione, libri, cancelleria, abiti e scarpe, molto poco diffuse tra la maggior parte della popolazione, soprattutto infantile, non solo al Sud.
I Patronati, accantonati durante il fascismo, ripresi nel secondo dopoguerra, furono caratterizzati da cattiva gestione e clientelismo, con il solito sperpero di denaro pubblico, soppressi definitivamente solo nel luglio 1977 con DPR N°616. Ma i venti di guerra (dal conflitto libico a quello mondiale) che si sarebbero abbattuti di lì a poco sull’Italia impedirono la realizzazione di questo valido programma.

Era fascista

1923 – Una serie di leggi compone la riforma Gentile, quella che colui che era partito come l’oscuro maestrino di Predappio definì “la più fascista delle riforme”, ben consapevole di quale strumento di potere fosse il controllo e la completa gestione della scuola. Quale migliore strumento di propaganda e produttore di consenso per il regime, della scuola?
Obbligo elevato a 14 anni. Dopo le elementari, a 11 anni, la scelta dei diversi indirizzi (ginnasio, ist. tecnico triennale, magistrale, sc.complementare per avvio al lavoro).
Insieme a Giuseppe Lombardo Radice elaborazione dei programmi delle elementari con l’introduzione delle materie, canto, disegno e religione cattolica.

[1929 – Con la firma dei Patti Lateranensi, in sostituzione del previsto studio della filosofia, la religione cattolica verrà introdotta anche alle medie, ginnasi e licei, con la gestione affidata a docenti nominati dai vescovi.]

Vengono istituiti i regi licei femminili, non oltre venti in tutto il regno, scuola media superiore dopo i cinque anni di ginnasio. L’obiettivo di questo liceo era quello di dare un diploma alle giovani, poiché nei licei classico e scientifico le donne erano escluse e di conseguenza escluse anche dall’università. Istituzione di scuole speciali per gli alunni portatori di handicap. Introduzione del testo unico e di Stato. Le scuole non sono comunicanti tra loro e la divisione in indirizzi tende a corrispondere alla divisione sociale per ceti.

Per la prima volta si rileva un aumento progressivo di iscritti e frequentanti.
Ma la riforma resta in parte astratta perché in realtà si esauriva con i cinque anni della scuola elementare, che si divideva in due cicli, dei quali soltanto il primo che giungeva fino alla terza classe poteva dirsi completo ovunque. Molti comuni restavano privi della quarta e quinta classe. I corsi integrativi ebbero carattere di scuola minore che elargiva una cultura limitata: si confermava così l’indirizzo di classe dato agli studi da tutto l’ordinamento liberale, e così come approvata sopravvisse pochi anni, subendo una serie di continue modifiche.
La proposta di riforma complessiva del sistema scolastico verrà dal nuovo ministro della Pubblica Istruzione Bottai “La carta della scuola”(1939) che, però, a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, rimarrà in gran parte sulla carta.

1945 – Fine della guerra: riaprono le scuole non distrutte, con molte difficoltà logistiche, carenze di locali e turni,. La maggior parte delle scuole o aule è occupata dalla popolazione sfollata o senza tetto. Grande frullio di sindaci, dame e patronesse.

1943 – Prima commissione per l’educazione, guidata dal pedagogista Washburne, in Sicilia, per la revisione dei programmi scolastici. Il governo alleato comprese l’importanza fondamentale della riforma della scuola elementare, la più influenzata dai germi fascisti.

1944 – seconda commissione incaricata di redigere i nuovi programmi per la scuola di quel grado. L’impostazione suggerita da Washburne era estremamente avanzata
basata sul concetto di scuola attiva, dove si impara attraverso l’esperienza,
e prevedeva aperture pluriconfessionali. Per questo i programmi incontrarono l’opposizione dei cattolici. Nel proseguimento del suo lavoro la commissione fu affiancata da un rappresentante della chiesa, che difese gli interessi cattolici.
Si recupera anche il metodo Montessori, censurato durante il fascismo, ispirato a non soffocare le tendenze ma orientarle.

1947 – Con il piano Marshall di finanziamento per il rilancio dell’economia europea, (Erp, European Recovery Program) si ricostruiscono 6000 edifici scolastici.

Fine prima parte

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