11. Diario al femminile


Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti.

Oggi ci presta il suo diario Katia Zanotti , promotrice e volontaria impegnata al fianco di art.33 per il referendum. Katia ci racconta di una Bologna al femminile, la città delle donne che già negli anni Settanta hanno lottato perché “i bisogni delle persone uscissero dalla dimensione privata per essere immessi in una gestione pubblica, collettiva”. Donne che oggi ancora lottano, devono lottare, contro un arretramento della cultura e dei valori condivisi, contro lo sgretolamento della scuola pubblica. Ecco perché dalle donne di ogni generazione sta arrivando un sostegno massiccio al referendum.

Vi ricordiamo che oltre a leggere il Diario, potete anche ascoltarlo: il diario va in radio grazie a Radio Città Fujiko. Potete ascoltarlo ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, e a partire dal pomeriggio anche sul sito della radio al link Clicca per l’AUDIODIARIO.

Caro diario,
sono tantissime le donne bolognesi che già a partire dai primi anni 70 hanno preso parola in modo forte pretendendo che i bisogni delle persone uscissero dalla dimensione privata per essere immessi in una gestione pubblica, collettiva.

Non è per caso che in questa città diritti sociali, libertà femminili e costruzione dello stato sociale siano fortemente connessi e intrecciati. Non è per caso che centinaia e centinaia sono state le donne che in queste settimane hanno firmato per l’indizione del referendum consultivo a sostegno dei finanziamenti alla scuola pubblica.

Ho visto ai banchetti scorrere lo scambio da una generazione all’altra di saperi femminili, di sensatezza, di sensibilità, contro un arretramento della cultura e dei valori condivisi, contro lo sgretolamento della scuola pubblica, contro quei governanti che, parandosi dietro il problema, pur gravissimo della riduzione delle risorse pubbliche, svelano soprattutto il vuoto di una idea di governo e una crisi di pensiero molto profonda.
Anziane e giovanissime a quei banchetti hanno firmato per difendere il servizio delle scuole dell’infanzia consapevoli che è quello del sistema pubblico il terreno in cui i diritti delle bambine e dei bambini, delle donne, il lavoro delle educatrici possono trovare una sintesi comune nell’idea di un welfare che sostiene la comunità delle persone, contro chi vuole caricare sulle donne l’obbligo di cura e della qualità dell’organizzazione sociale, riducendoli di nuovo a un puro problema privato.

C’è un alto rischio che questa crisi sta già producendo: le donne rimaste senza lavoro e senza salario tornano ai lavori di cura familiare perché il reddito non riesce a reggere il costo dei servizi, nel contempo la politica, anche quella locale, esalta il principio della sussidiarietà facendone una delle leve di governo i cui effetti stanno determinando l’erosione di conquiste di civiltà che hanno segnato il rapporto fra individui e Stati, soprattutto in Europa, e la scuola pubblica è una di queste.

A Bologna succede che il disinvestimento sul sistema pubblico della scuola dell’infanzia, a risorse finanziarie inalterate per le scuole private paritarie, sta portando a una dequalificazione dei servizi che rischiano di tornare luoghi di pura custodia, penso in particolare alla situazione degli asili nido alla luce di una riorganizzazione che impedisce la realizzazione di quei progetti pedagogici ed educativi che hanno segnato l’eccellenza di questi servizi in Italia e nel mondo.

E’ un presente molto aspro per le donne, totalmente scomparse dall’agenda dei politici, e dentro quella firma ai banchetti c’è la determinazione a farsi sentire di tante donne libere, che tornano ad essere protagoniste di una grande battaglia di civiltà che riguarda il futuro della scuola pubblica anche a Bologna.

Katia Zanotti

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