20. Diario da Modena



Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti. Oltre a leggere il Diario, potete anche ascoltarlo in radio grazie a Radio Città Fujiko ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, e a partire dal pomeriggio anche sul sito della radio al link Clicca per l’AUDIODIARIO.

Lo scorso lunedì abbiamo ospitato il diario di una giovane mamma di Parma. Oggi ci spostiamo a Est dell’Emilia-Romagna per leggere il diario di un insegnante modenese. Quella di Enrico Matacena è una riflessione su scuola pubblica e scuola privata, che si conclude con la speranza che la battaglia bolognese, un referendum “da esportazione”, sia un punto di riferimento per altre battaglie analoghe. Una speranza che si fa più concreta, grazie anche all’impegno dei modenesi come Enrico. Quale auspicio migliore per accompagnare il ventesimo diario?

Caro diario,
la nostra costituzione prevede la possibilità di istituire scuole private senza oneri per lo Stato.
Tale norma è stata aggirata con una legge del 2006 che considera le scuole paritarie parte del sistema pubblico e che ha così reso possibile il loro finanziamento con fondi pubblici. Inoltre tale norma ha creato spesso nella discussione su questo problema, confusione nella definizione di scuole paritarie, poiché tra di esse vi sono sia le scuole comunali che sono pubbliche anche se non statali, sia molti istituti privati che hanno ricevuto il riconoscimento di scuole paritarie .
Finanziare le scuole non pubbliche è molto grave e negativo perché
1) contrasta con il dettato costituzionale (art.33)
2) aiuta finanziariamente i ceti più ricchi, che sono in principali fruitori di tale tipo di scuole e quindi dà ai ricchi togliendo ai poveri
3) Consente un bieco sfruttamento del personale docente che viene mal pagato e non ha alcuna delle tutele che fornisce la scuola pubblica a partire da quella della libertà di insegnamento e di valutazione degli allievi, e trascura la loro formazione ed il loro aggiornamento
4) Ma, cosa decisamente più grave, separa gli allievi e quindi i cittadini di domani per classi, etnie, e modelli culturali ed ideologici di riferimento.
Ben si sa infatti che l’ ambiente delle scuole private è ben selezionato sia come censo delle famiglie che come etnie (il numero degli allievi stranieri è davvero infimo) e ideologico . E’ ben noto infatti che in molte scuole private cattoliche si indica il progetto formativo pedagogico come legato ai valori cristiani sia come ispirazione di fondo sia come contenuti dei programmi delle varie materie . Si può quindi immaginare in tali scuole come vengano presentati argomenti di storia come l’ inquisizione, le guerre di religione, la riforma protestante le tradizioni culturali di popoli non cristiani, oppure come vengano insegnate la filosofia e le scienze riguardo ad es. l’ evoluzione delle specie o peggio ancora l’ educazione sessuale e all’affettività .
Inoltre nonostante l’appartenenza a ceti sociali più agiati rappresenti un indiscutibile vantaggio di partenza per i ragazzi, il livello medio di preparazione degli allievi delle scuole private è decisamente più basso di quello delle scuole pubbliche . Ciò emerge oltre che da inconfutabili dati statistici, anche dall’ esperienza dei docenti di scuola pubblica che hanno la ventura di essere commissari di esami dove gli allievi provengono dalle scuole private, sia pur paritarie.
Bisogna ricordare che tali scuole hanno la possibilità di fornire ai loro clienti (sono tali piuttosto che essere allievi) attestati di superamento dell’anno scolastico, e solo agli esami finali di ciclo come ad es. all’esame di maturità, è prevista la presenza di esaminatori esterni proveniente dalla scuola statale. Ciò permette spessissimo una squallida compravendita della promozione alla classe successiva. E’ noto a molti insegnanti di scuola statale, come allievi pluribocciati nel loro istituto, riescano poi a svolgere 2, o addirittura 3 anni in uno presso scuole paritarie private.
Non è un caso che il pur ultracattolico e supermoderato ministro Fioroni, che gestì il dicastero dell’ istruzione nell’ ultimo governo Prodi, appena insediato, tra i suoi primi atti, fece chiudere poco prima dell’ fine dell’anno scolastico numerosi diplomifici privati, dove la situazione era particolarmente scandalosa .
Riguardo poi i ragazzi con difficoltà nell’ apprendimento, è ben ricordare che la scuola privata essendo orientata al profitto, non ha nessun interesse a investire risorse per aiutare tali allievi a superare le loro difficoltà, cosa che invece la scuola pubblica avendo come finalità la formazione e l’ inserimento nella società e nel mondo del lavoro di cittadini che riescano ad essere autonomi, padroni del loro destino (e quindi essere anche contribuenti) ha tutto l’ interesse a fare .
La stessa presenza di scuole paritarie private che raccolgono alcuni degli allievi con maggiori difficoltà e insuccessi scolastici, non è affatto come si tenta di fare credere, l’ ultima speranza per il recupero di costoro, ma è solo una ghettizzazione e una marginalizzazione, che, sotto l’ illusione di un recupero, crea invece degli emarginati della società e del mondo del lavoro, facendo perdere a tali ragazzi anni preziosi. Nella scuola pubblica invece, con l’ ausilio di insegnanti di sostegno e dei mezzi che tale istituzione, nonostante i massacranti tagli di bilancio, riesce ancora ad offrire, tali allievi riuscirebbero, e riescono quando ci si affidano, a superare almeno parzialmente i loro problemi.
Di tale situazione è bene che tutte le forze democratiche, movimenti, associazioni, istituzioni e partiti politici prendano coscienza e rilancino con forza la centralità della scuola pubblica, per contrastare non solo una situazione di spreco di denaro pubblico, di discriminazione sociale e di subordinazione culturale a modelli ideologici confessionali, ma anche e soprattutto una spaccatura della società e un abbassamento del livello di istruzione e di professionalità che sono invece così necessari per una società moderna e competitiva.
Ben vengano quindi tutte le iniziative di difesa della scuola pubblica e per impedire che le scuole private si approprino di risorse pubbliche . Su questi temi anche in provincia di Modena ci si sta cominciando a muovere e l’ esperienza bolognese sul referendum cittadino, sarà indubbiamente un importante riferimento per queste lotte in tutta Italia.

Enrico Matacena

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