25. Diario da Cernusco, Lombardia



Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti. Oltre a leggere il Diario, potete anche ascoltarlo in radio grazie a Radio Città Fujiko ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, e a partire dal pomeriggio anche sul sito della radio al link Clicca per l’AUDIODIARIO.

Dopo il diario di Paola, giovane mamma di Parma, quello di Enrico, insegnante di Modena, e quello di Concetta da Bergamo, questo lunedì facciamo tappa a Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano. Stefania ci offre un interessante spaccato della realtà in cui vive. Il suo racconto parte dalla Regione Lombardia, che “ha fatto da traino ad una politica di progressivo impoverimento della scuola pubblica elargendo contestualmente un lauto sostegno economico alla scuola privata”, passando per Bologna, dove qualcosa si sta muovendo, fino alla situazione a Cernusco sul Naviglio, paese nell’hinterland milanese dove Stefania abita e manda a scuola suo figlio. “Anche a Cernusco, come in molte altre città italiane, si sta guardando all’esempio di Bologna come a un modello di democrazia partecipativa da esportare, per rilanciare, attraverso la difesa della scuola pubblica, la piena e completa attuazione degli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione italiana”, conclude Stefania.

foto diario stefania cernuscoCaro diario,
in questi mesi ho seguito con estremo interesse e partecipazione la battaglia del Comitato art. 33 di Bologna per il referendum cittadino sul finanziamento pubblico alle scuole private.
Il problema dei trasferimenti di risorse dalla scuola pubblica alla scuola privata e paritaria ha assunto un carattere nazionale di vaste proporzioni. Se da una parte aumentano i bambini, dall’altra diminuiscono le scuole; cresce la voglia di istruzione, ma scompaiono gli insegnanti. Sembra un paradosso, ma è così. Migliaia di bambini tra i 3 e i 5 anni rischiano ogni anno di essere “esuberi”, di non poter frequentare le scuole pubbliche (siano esse comunali o statali) per mancanza di posti e di risorse. Alcuni di essi sono costretti a frequentare una scuola dell’infanzia paritaria privata, a pagarne la retta e a sottoscrivere un progetto educativo che spesso non condividono (nel 99% dei casi confessionale). E gli allarmi provengono da tutte le Regioni, nessuna esclusa, anche da quelle zone di eccellenza come Emilia Romagna, Toscana, Marche, Veneto.
In questo panorama la Regione Lombardia si è particolarmente “distinta”, poiché ha fatto da traino ad una politica di progressivo impoverimento della scuola pubblica elargendo contestualmente un lauto sostegno economico alla scuola privata. Tale scelta è sempre stata motivata dall’esigenza di difendere un patrimonio culturale e pedagogico, e dall’asserzione (del tutto infondata) che la presenza di queste scuole rappresenterebbe per lo Stato un enorme risparmio economico. Nello specifico, la gestione del governatore Formigoni ha consentito che i finanziamenti regionali aumentassero in modo esponenziale, che la “dote scuola” (comprensiva del buono scuola) passasse da 75 a 81 milioni di euro (dati 2012); che si ampliasse il numero degli aventi diritto con l’introduzione del «fattore famiglia»: incideranno, più che in passato, le caratteristiche del nucleo familiare, numero di figli, genitori anziani non autosufficienti e disabili a carico. Secondo una stima della Regione i beneficiari di questo sussidio passeranno per quest’anno da 52 mila a 60 mila, circa il trenta per cento degli studenti, fra i sei e i diciotto anni.
In questo quadro si inserisce perfettamente anche la realtà locale in cui vivo, Cernusco sul Naviglio, una cittadina di 32 mila abitanti nell’hinterland di Milano. Se a Bologna il Comune prevede uno stanziamento di oltre un milione di euro per 19 scuole paritarie, ebbene a Cernusco l’Amministrazione finanzia l’unica scuola paritaria cattolica sul territorio con 270 mila euro annue (erano 300 mila fino a due anni fa), assicurandosi la copertura di circa 240-250 posti. Considerate le debite proporzioni con il capoluogo emiliano, per demografia e popolazione studentesca, la scuola materna paritaria di Cernusco si presenta da subito come un’ anomalia: oltre al finanziamento di Regione e Provveditorato, previsto dalla legge 62/2000, essa riceve dal Comune (scelta facoltativa e non obbligatoria) una cifra così esorbitante in ragione di una convenzione appositamente stipulata con l’Ente morale che la gestisce.
Nell’ultimo anno, grazie anche al nuovo assessore all’Istruzione insediatosi dopo le elezioni amministrative del maggio 2012, è stata annunciata la volontà di ridurre tale finanziamento, ma siamo ancora lontani da obiettivi ambiziosi come quelli raggiunti dal Comitato a Bologna.
Tuttavia è forte la volontà di un gruppo di cittadini, educatori, insegnanti, genitori molto attivi negli organi scolastici (Consigli di Circolo e Comitati Genitori), che stanno cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso un’opera di raccordo e comunicazione tra le varie realtà scolastiche e le istituzioni locali, facendo rete con le associazioni territoriali.
Ed è per questo che anche a Cernusco, come in molte altre città italiane, si sta guardando all’esempio di Bologna come a un modello di democrazia partecipativa da esportare, per rilanciare, attraverso la difesa della scuola pubblica, la piena e completa attuazione degli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione italiana.

Stefania Grassi

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Category: Diario di scuola  |  Tags: