26. Diario demografico



Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti. Oltre a leggere il Diario, potete anche ascoltarlo in radio grazie a Radio Città Fujiko ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, e a partire dal pomeriggio anche sul sito della radio al link Clicca per l’AUDIODIARIO.

Oggi ci presta il suo diario Giorgio Tassinari, docente universitario di statistica (Università di Bologna) nonché attivo nel comitato promotore del referendum. Giorgio affronta la questione dell’aumento demografico e della privatizzazione della scuola, dando alcune interessanti informazioni per inquadrare la questione e spiegando perché, anche da questo punto di vista, il referendum affronta aspetti centrali per il futuro.

foto giorgio diarioCaro diario,
oggi ti parlo di tendenze democrafiche e privatizzazione della scuola.
I cambiamenti demografici sono alla base delle trasformazioni economiche e sociali, e talvolta pongono alle società sfide difficili. L’intreccio tra demografia ed economia è inestricabile ed è difficile individuare in quale direzione si sviluppi il flusso di causalità.
Le trasformazioni demografiche sono di grande interesse per il comune di Bologna, in special modo per quanto attiene alla popolazione in età scolastica e a quella anziana.
Le ultime previsioni demografiche elaborate dal Dipartimento per la Programmazione del Comune di Bologna mettono in evidenza gli impatti che al 2024 l’evoluzione demografica avrà sulla popolazione interessata ai diversi gradi di istruzione. Più in dettaglio, rispetto al 1 gennaio 2012 un incremento sostenuto dovrebbe riguardare il numero di iscritti alle scuole secondarie, di primo e secondo grado (intorno al 9% e al 20% rispettivamente). Meno marcati, ma pur sempre ingenti, sono gli aumenti previsti per il numero di bambini che rappresentano l’utenza potenziale dei nidi (+2,3%) e delle scuole dell’infanzia (+7%), così come per gli alunni delle scuole primarie (+4,6%).
L’andamento in aumento delle nascite influenzerà in modo ingente l’evoluzione della numerosità della classe di età 3-5 anni. Al primo gennaio 2012 i bambini da 3 a 5 anni residenti nel comune di Bologna erano 8883; sempre considerando il numero di nati previsto nell’ipotesi intermedia, nel 2024 si dovrebbero sfiorare le 9500 unità , pari a oltre 600 bambini in più. Anche concentrandoci sul breve periodo, facendo riferimento soltanto ai nati al 1 gennaio 2012, al 1 gennaio 2015 i bambini in età 3-5 anni saranno 9384, circa 500 in più rispetto a 3 anni prima.
L’incremento degli utenti potenziali della scuola dell’infanzia è quindi un elemento strutturale. L’attuale offerta di scuola pubblica, come è ben evidente con l’attuale vicenda delle liste d’attesa per l’iscrizione alle scuole pubbliche dell’infanzia, è già ora largamente insufficiente e lo sarà per i prossimi quindici anni. La città deve decidere come affrontare questo problema.
Ed è questo il senso ultimo del referendum comunale consultivo sul finanziamento alle scuole private promosso dal Nuovo Comitato Articolo 33, ovvero che i cittadini si esprimano in prima persona sugli indirizzi della politica scolastica, in primo luogo sulla politica riguardante le scuole dell’infanzia.
Occorre rimarcare che l’attuale indirizzo scelto dall’amministrazione comunale di Bologna, che ha a suo cardine il sistema integrato pubblico-privato, mostra già tutte le sue aporie, che diventeranno ancora più profonde in futuro per via della crescita demografica: i bambini residenti che frequentano la scuola dell’infanzia (di qualsiasi tipo di gestione) rispetto ai residenti sono calati dal 103% del periodo della giunta Vitali all’attuale 96%; a dicembre 2012 ancora 126 bambini erano in lista d’attesa per la scuola dell’infanzia pubblica a fronte di 94 posti ancora disponibili nelle scuole paritarie private e ben 46 famiglie sono state costrette a iscrivere i figli nelle scuole dell’infanzia private. Quindi il sistema pubblico-privato attuale non garantisce né la libertà di scelta delle famiglie rispetto all’educazione dei figli (garantita dalla Costituzione) né la mera predisposizione di un’offerta scolastica quantitativamente adeguata.
E’ questo che vogliono le cittadine ed i cittadini di Bologna?
Ancora, la crescita della popolazione in età scolare si trasmetterà rapidamente anche alle scuole primarie e alle secondarie. Il Dipartimento per la programmazione del comune di Bologna mette in evidenza infatti che già nel 2017 i bambini in età 6-10 passeranno dai a già nel 2017. Mille bambini in più, ovvero 40 classi da 25 bambini ciascuna, ovvero quattro plessi da dieci classi l’uno.
Non è pensabile che tali nuovi alunni trovino accoglienza nelle attuali porosità degli edifici scolastici. E per realizzare 40 nuove aule quattro anni sono appena sufficienti. Il compito di realizzare edifici scolastici è affidato ai Comuni, mentre gran parte dei finanziamenti dovrebbe erogarli il MIUR.
Sembra che anche su questo fronte il Comune di Bologna sia inerte, incapace di sviluppare una azione significativa nei confronti del Governo (certo che il governo Monti era sostenuto anche dal PD). Inevitabilmente, di questo passo, si ripeterà il dramma delle liste d’attesa, questa volta nelle scuole primarie.
O la Giunta Merola pensa di finanziare in convenzione anche le scuole elementari private?
Da ciò si deduce che il quesito referendario va ben oltre l’ambito delle scuole dell’infanzia, ed investe tutta la politica scolastica del Comune, e non solo. Assume valenza nazionale e può dare un contributo fondamentale alla difesa dei beni pubblici nel nostro paese.

Giorgio Tassinari

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Category: Diario di scuola  |  Tags: