28. Diario motivato



Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti. Oltre a leggere il Diario, potete anche ascoltarlo in radio grazie a Radio Città Fujiko ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, e a partire dal pomeriggio anche sul sito della radio al link Clicca per l’AUDIODIARIO.

Oggi ci presta il suo diario Paolo Perini, giornalista, sostenitore del referendum. In una precedente puntata del diario, nel Diario bene informato, Paolo aveva ricostruito e condiviso con noi alcuni dati Ocse, mostrando (numeri e fatti alla mano) che la scuola pubblica prepara meglio della paritaria: è l’OCSE a dirlo. Oggi leggiamo le motivazioni per cui Paolo voterà A il 26 maggio al referendum bolognese. I buoni motivi non mancano. VotiAmo scuolA pubblicA!

Paolo_PeriniCaro diario,
a Bologna ogni anno decine di bambini rimangono esclusi dalla scuola dell’infanzia. Questo succede in una delle città che furono tra le più civili e colte d’Italia, che è stata la culla dell’Università in Italia e in Europa. Il 26 maggio i cittadini bolognesi potranno decidere di cambiare rotta. Potrete dare un chiaro segnale alla politica e al Comune con il referendum consultivo sui finanziamenti alla scuola dell’infanzia.

Ogni anno qualche bambino resta escluso, ma non se lo merita. Non viene escluso perché si è comportato male, e neppure perché portatore di qualche malattia infettiva, come la varicella o gli orecchioni. Non è neanche una questione di mala sorte. A Bologna i bambini possono essere esclusi per esaurimento posti; Fin dagli albori della sua vita nella comunità a molti bambini e ai loro genitori, vengono imposte scelte che non hanno niente a che fare con la libertà. Sono scelte obbligatorie, o tutt’al più situazioni di ripiego. Questa ingiustizia è dovuta al fatto che le risorse comunali sono investite altrove. Pare che i principi di uguaglianza e di laicità non siano più le stelle polari della politica e dell’amministrazione comunale. Ma una città come Bologna non può rassegnarsi a questa ingiustizia.

Non è solo una questione di soldi, ma di libertà di scelta educativa. Oggi a Bologna, per molti genitori, non è più così. La scelta della scuola paritaria si sta trasformando in una scelta obbligata, una non – scelta. Ogni anno decine di bambini restano esclusi dalla scuola di tutti per scelte politiche sbagliate, che – guarda caso – infrangendo la lettera della Costituzione spendono le risorse finanziando scuole non pubbliche, private, o come vengono chiamate con un termine di neolingua “paritarie”.

La scelta della scuola paritaria dovrebbe essere una libera scelta, come previsto dalla stessa Costituzione, ma “senza oneri per lo Stato”, e ovviamente anche senza oneri per gli enti locali. Esauritisi i posti nella scuola pubblica, che ogni anno vede diminuire i finanziamenti, molti genitori si vedono costretti a iscrivere a istituti privati o paritari i propri figli. Questa è una grave ingiustizia, anche perché l’istituto privato chiede una retta onerosa, e non tutti riescono agilmente a fare fronte. All’ingiustizia si aggiunge pure la beffa, visto che parte considerevole dei soldi di tutti vanno a finanziare le scuole paritarie. Le paritarie, si badi bene, non pari: non si tratta di scuole uguali alle altre, perché i progetti didattici sono molto diversi da quelli della scuola pubblica.

Il 26 maggio prossimo i cittadini bolognesi possono dare un chiaro segnale di inversione di rotta alla politica bolognese e al Comune. Possono dire loro “vogliamo che nessun bambino rimanga escluso dalla scuola dell’infanzia”; “Vogliamo che i finanziamenti comunali vadano a finanziare esclusivamente le scuole pubbliche, le scuole di tutti, che non scelgono gli studenti in base al credo, al sesso, al censo, o al colore politico dei genitori”.

I soldi sono importanti, certo, ma il futuro delle giovani generazioni lo è di più. Tutti dovrebbero poter usufruire alla pari dei servizi pubblici laici e gratuiti, e Bologna, vista la sua lunga storia di battaglie e guerre per ottenere la libertà e aspirare all’uguaglianza, dovrebbe saperlo bene, anche se pare averlo dimenticato nel libro di scuola.

Perciò, il 26 maggio non si svolgerà un referendum di parte che chiede di togliere agli uni per dare agli altri, ma un referendum di tutti, per chiedere a tutti voi bolognesi di cambiare rotta, di destinare tutte le risorse per coprire le falle di un sistema misto pubblico – privato, che ogni anno lascia indietro decine di bambini. Le tasse di tutti, devono essere spese per la scuola di tutti, quella non escludente e inclusiva, non esclusiva.

Segnatevi la data sull’agenda, perché al di fuori di questa voce – Comitato Articolo 33 e di poche altre, nessuno ve ne parlerà o vi ricorderà che il potere decisionale tornerà nelle vostre mani il 26 maggio. Sta a voi decidere se usarlo, o farvi sfuggire l’occasione di dare a tutti i bambini una scuola laica, gratuita, includente. In una sola parola: pubblica.

Paolo Perini

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