30. Diario precario



Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti. Oltre a leggere il Diario, potete anche ascoltarlo in radio grazie a Radio Città Fujiko ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, e a partire dal pomeriggio anche sul sito della radio al link Clicca per l’AUDIODIARIO.

Oggi ci presta il suo diario Federica Zullo, ricercatrice precaria, mamma di Marco, uno dei piccoli “esclusi” dalla scuola pubblica dell’infanzia a Bologna. “A tre anni già così pesantemente escluso dalla scuola pubblica? Era il periodo degli esodati e dicevamo che anche nostro figlio lo era; io e il mio compagno, entrambi precari, lavoratori della conoscenza, già sofferenti per la nostra condizione, ci siamo visti precarizzare ulteriormente, tutto si è unito alle incertezze della nostra vita, ci sembrava di vivere un incubo continuo”, scrive Federica, che racconta anche perché voterà A il 26 maggio al referendum bolognese. In calce l’intervista video a Federica: VotiAmo scuolA pubblicA, e non precaria!

foto federicaCaro diario,
sono Federica, ricercatrice precaria all’Università di Bologna, mamma di Marco, tre anni e 4 mesi. Viviamo nel quartiere Reno, Marco ha frequentato per due anni il nido Fantini, zona Barca, un’esperienza importante, validissima. A febbraio 2012 abbiamo compilato la domanda per l’iscrizione alla Scuola dell’Infanzia, optando per le scuole del quartiere e privilegiando quelle più vicino a casa o quelle che ci avevano particolarmente colpito durante le visite effettuate nel mese precedente. Una sera d’aprile un’amica mi telefona allarmata dicendo che erano uscite le graduatorie e che suo figlio non era stato preso da nessuna parte, era fuori…io e il mio compagno non capivamo, come, fuori dalla Scuola dell’Infanzia, a Bologna, nell’Emilia del welfare, degli asili eccellenti? Non poteva essere vero; e invece, con grande timore, davanti allo schermo del computer, verifichiamo la situazione di Marco: sgomenti realizziamo che la sua posizione è disastrosa, nessuna assegnazione, si trova fra il decimo e il quindicesimo posto in lista d’attesa in alcune scuole del quartiere e in altre molto più in fondo. Un pugno nello stomaco, una delusione e una rabbia indescrivibili. Dopo quella sera, inizia un iter durissimo di richieste di spiegazioni al quartiere, dove sono solo capaci di dirci che nel 2009 c’è stato un boom demografico, che Marco ha la colpa di essere figlio unico, nato a dicembre e per forza fra gli “ultimi” in lista. A tre anni già così pesantemente escluso dalla scuola pubblica? Era il periodo degli esodati e dicevamo che anche nostro figlio lo era; io e il mio compagno, entrambi precari, lavoratori della conoscenza, già sofferenti per la nostra condizione, ci siamo visti precarizzare ulteriormente, tutto si è unito alle incertezze della nostra vita, ci sembrava di vivere un incubo continuo, anche per Marco era già iniziato il travaglio delle non accettazioni, delle graduatorie, delle inutili domande. Insieme ad altri genitori con figli esclusi abbiamo organizzato incontri, proteste, manifestazioni, abbiamo cercato di farci sentire dalle istituzioni cittadine, ma le risposte non erano mai soddisfacenti e sembrava che nulla potesse essere fatto per rimediare alla situazione di un numero così alto di esclusi. E poi, nel nostro piccolo, dovevamo pensare a come risolvere l’iscrizione di Marco, a tre anni non poteva mica stare a casa, noi lavoriamo e come si fa? In quartiere ci danno un elenco di scuole private, per la maggior parte gestite da religiosi. Per forza, contro la nostra volontà, scegliamo una scuola che ha una retta non troppo alta e di cui avevo sentito parlare bene, siamo costretti a questo e a metà settembre iniziamo. Marco non si trova male, si ambienta, inizia a dormire il pomeriggio e arriviamo a fine ottobre, quando dal quartiere mi chiamano dicendo che siamo stati presi in una scuola comunale del quartiere Saragozza. Non sappiamo se essere contenti, dovremmo, è anche un risparmio economico, la scuola è bella, ma qualcosa non mi va giù. Marco inizia nella nuova struttura i primi di novembre, non comprende bene il perché del trasferimento, là stava bene, la maestra gli piaceva. Ha fatto molta fatica a riambientarsi, forse ancora non ci è riuscito, sono stati mesi durissimi e ringrazio il Comune per il bel regalo che ci ha fatto. Ho iniziato dallo scorso anno a seguire le attività e le battaglie del movimento Articolo 33 e condivido assolutamente la necessità di valorizzare la scuola pubblica e diminuire i contributi che il Comune assegna alle scuole private. Certo, molti dicono che in caso di esclusione, meno male che ci sono le private, come è capitato a noi, ma questo è sbagliato, perché è sbagliato essere costretti ad iscriversi nel privato se non lo si vuole, e la maggior parte di coloro che frequentavano la scuola delle suore lo avevano scelto appositamente e forse sarebbero disposti anche a pagare una retta più alta per avere il servizio. Ma a noi che vogliamo la scuola pubblica non interessa, ci interessa il fatto che questa venga garantita; per questo voterò A al referendum del 26 maggio, credendo fermamente in quell’articolo della costituzione che anche gli amministratori, i politici, i membri dei partiti di questo paese dovrebbero ricordare meglio e forse tornare a leggere.

Federica Zullo

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