32. Diario di un diritto negato



Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti. Oltre a leggere il Diario, potete anche ascoltarlo in radio grazie a Radio Città Fujiko ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, e a partire dal pomeriggio anche sul sito della radio al link Clicca per l’AUDIODIARIO.

Oggi ci presta il suo diario Licia Campagna, mamma di Adriano, uno dei piccoli “esclusi” dalla scuola pubblica dell’infanzia a Bologna. Un incubo a occhi aperti, quello che Licia ci racconta. Votare A il 26 maggio significa per lei dare voce a un diritto negato, perché quel diritto all’istruzione pubblica torni ad avere forza e a valere per tutti.

Foto liciaCaro diario,
proprio questa mattina arrivando al lavoro, trafelata come sempre, ho ripetuto a me stessa la fortuna, chiamiamola così di aver lasciato mio figlio Adriano in quella che da anni è stata la scuola dell’infanzia del mio immaginario. Si può chiamare fortuna, già, quello che dovrebbe essere un diritto garantito. Invece così non è stato. Lo scorso anno proprio di questi tempi leggevo le graduatorie nelle quali Adriano compariva in lista d’attesa, ossia non accettato, o meglio escluso.
Incredula, amareggiata, arrabbiata. Un’esclusione piovuta in un momento di vita paricolarmente difficile, senza sponde parentali, precaria anche nel lavoro. Mi sono sentita franare. Ho sentito la mia amica di tante battaglie e poi un’altra ancora. Tutti fuori. Fuori dalla scuola. Abbiamo riletto il bando per capire cosa avessimo sbagliato, a cosa potevano far appello perchè i nostri figli avessero un posto a scuola. E poi come spiegarlo a mio figlio che dopo due anni di nido sarebbe rimasto a casa.? A casa. Ma con chi? L’indomani alle 8,30 sono andata agli uffici di quartiere. Tutti gentili certo e dispiaciuti certo e pronti con la lista delle scuole private di Bologna. Tutte, tranne due, inacessibili per motivi economici, di chiaro orientamento confessionale. Mi sono venuti i brividi. Ad un certo punto avrei dovuto fare una scelta che ribaltava tutta la mia impostazione culturale, che mi è costata fatiche e rinunce. Vengo dal Sud, dalla Puglia, il Sud evoluto. Ma ho dovuto lottare tanto per liberami da incrostazioni dottrinarie che ho vissuto sulla mia pelle. Le scuole delle preghierine al mattino, dei grembiulini, dei lavoretti noiosi, le avevo lasciate alle spalle della mia infanzia. L’unica consolazione restava la lista d’attesa in cui Adriano compariva primo in due scuole del quartiere Reno nel quale cui viviamo. Abbiamo iniziato noi genitori dei bimbi esclusi a “battagliare”, a metterci in rete e così abbiamo incontrato il “comitato articolo 33″ con la concretezza di una proposta che ritorna al diritto della nostra costituzione: la scuola dell’infanzia non è un servizio, ma è un diritto. Tanti di noi l’hanno chiesta pubblica e laica e così la vogliamo per i nostri figli. Il questito referendario è passato. Io voterò A, perchè i finanziamenti comunali vadano alle scuole pubbliche comunali e statali. Lo dirò con forza, perchè delle scuole comunali note dellEmilia-Romagna ne vedo i benefici. Adriano i primi di settembre è rientrato 26esimo nella prima delle scuole di cui avevamo fatto richiesta. E’ felice, entusiata, sereno. Canta di continuo, è sempre più autonomo. A scuola incontra bambini di culture e religioni diverse. Ed io vorrei che ci fossero scuole così in tutti i quartieri della città.
Nessuno escluso.

Licia Campagna

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