33. Diario con domande scomode


Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti. Oltre a leggere il Diario, potete anche ascoltarlo in radio grazie a Radio Città Fujiko ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, e a partire dal pomeriggio anche sul sito della radio al link Clicca per l’AUDIODIARIO.

Oggi ci presta il suo diario Maurizio Cecconi, fondatore di Rete Laica, promotore del referendum. Maurizio crede che “una città viva grazie alla libertà e al rispetto reciproco”, anche per questo rende pubblica la cronaca di una storia vera di cui si è parlato poco o per nulla, e pone alcune domande. “Perché sono stati trasferiti i soldi in Svizzera? Come sono stati trasferiti? Sono state pagate le tasse in Italia? Perché è stata modificata l’intestazione del conto corrente?Perché il Comune di Bologna non si preoccupa dell’estrema sofferenza delle scuole pubbliche e nel contempo elargisce 1.188.000 euro all’anno a un’organizzazione perfettamente in grado di pagarsi le sue scuole da sola?”

Foto maurizio diarioCaro diario,

ti racconto una storia vera, e ti affido alcune domande.

PROLOGO.

Michelangelo Manini, fondatore d’una multinazionale produttrice di cancelli automatici, muore lasciando un testamento che dispone il passaggio di tutte le sue proprietà – liquide e patrimoniali, compreso il 66% delle quote della Faac Spa, per un valore totale di circa 1.7 miliardi di euro – alla Curia di Bologna. Appena insediatesi alla guida della ricca azienda, la Curia ha ritirato gli utili di quattro esercizi, ovvero degli ultimi quattro anni, che Manini non aveva suddiviso con gli azionisti, per rendere più solida una realtà con oltre 1.400 dipendenti, sparsi in tutto il mondo.

La famiglia Manini ha contestato da subito la validità del testamento, disconoscendone tanto la grafia quanto le disposizioni, impugnandolo davanti al tribunale di Bologna, oltre che a contestare il fatto che il loro famigliare sia mai stato così cattolico da procedere con un simile lascito all’Arcidiocesi locale. Il processo sarà lungo. Alcuni fatti, portati alla luce nelle aule giudiziarie, meritano la nostra attenzione.

SVOLGIMENTO

Cosa s’è venuto a sapere grazie al processo istituito dal giudice Maria Fiammetta Squarzoni? In seguito all’ordine di congelamento dei beni emesso dal tribunale, s’è scoperto che mancano all’appello 35.5 milioni di euro, che risultano mancanti al totale dell’eredità e degli utili di Faac, ripartiti in un’assemblea di bilancio del luglio scorso e che erano stati assegnati alla Curia. S’è scoperto che l’Arcidiocesi ha depositato 22 milioni di euro su un conto della LGT Bank di Lugano. In Svizzera. Che ha modificato in extremis l’intestazione del conto corrente stesso. Con quali motivazioni la Curia non l’ha mai spiegato.

A questo punto delle domande scomode, spiacevoli e inevitabili vanno poste al cardinale Carlo Caffarra. Via Altabella deve delle spiegazioni stringenti e immediate ai cittadini di Bologna:

Perché sono stati trasferiti i soldi in Svizzera?

Come sono stati trasferiti?

Sono state pagate le tasse in Italia?

Perché è stata modificata l’intestazione del conto corrente?

EPILOGO

Questa vicenda – oltre alle spiegazioni che la Curia dovrà fornire – pone altre due questioni, più laiche e civili, persino più interessanti per i cittadini.

1. Sui quotidiani locali regna il silenzio. Complice? A voi il giudizio: quando via Altabella emette un banale sospiro, immediatamente le pagine dei giornali si riempiono di articoli al limite dell’agiografia; quando sarebbe il caso di svolgere il proprio mestiere, ovvero produrre indagini giornalistiche e porre domande, si fan di nebbia. E dire che la notizia c’è ed è anche bella grossa. O forse i giornali hanno pubblicato inchieste super approfondite, scritte con l’inchiostro simpatico e a me – mea culpa – son sfuggite.

2. Perché il Comune di Bologna non si preoccupa dell’estrema sofferenza delle scuole pubbliche e nel contempo elargisce 1.188.000 euro all’anno a un’organizzazione perfettamente in grado di pagarsi le sue scuole da sola? Il sindaco Virginio Merola e il segratario del Partito Democratico di Bologna, Raffaele Donini, la smettano di applicare la politica dello struzzo, della testa sotto la sabbia. S’abbia il coraggio di affrontare il problema nel merito.

Attendiamo risposte, dalla Curia, dall’Amministrazione e dal Partito Democratico.

Maurizio Cecconi

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