In democrazia l’arbitro non può fare anche il giocatore

Avevamo incontrato il Sindaco il 9 gennaio, quando il referendum era appena stato indetto. Lo avevamo incontrato perché il Comitato promotore è un soggetto istituzionale e parte attiva nell’iter referendario. E il primo cittadino ci aveva promesso di comunicare al più presto tutti gli elementi utili in preparazione del momento del voto: una istruttoria su quanti e quali seggi, per esempio.

democrazia-1NON TUTTI POTRANNO VOTARE Ieri al secondo incontro, con l’assessore Matteo Lepore delegato dal sindaco, al tavolo quei documenti non erano ancora arrivati. Ma l’assessore a voce ci ha detto chiaramente che l’ipotesi dell’amministrazione ad oggi è quella di allestire 200 seggi (con una media di 1500 aventi diritto per seggio). Articolo 33 al tavolo è arrivato con il parere tecnico di un esperto, il parere “pro veritate” del professor Ignazio Drudi (che alleghiamo) e in cui si evince che quei 200 seggi garantirebbero solo al 38% di aventi diritto l’esercizio effettivo del diritto di voto. Nel caso del referendum sulle farmacie, i seggi erano sì 200, ma il monte ore era enormemente maggiore: tre giorni invece di uno. Nel caso delle elezioni politiche, i seggi sono non a caso 450, la cifra che Drudi valuta congrua per questo referendum del 26 maggio (e alle politiche si vota per più di un giorno). L’amministrazione comunale vuole forse che alcuni cittadini non abbiano le condizioni minime per votare? Lepore ci assicura che non è così, ma bisogna vederlo alla prova dei fatti. Su questo punto ci aspettiamo non solo che al più presto l’amministrazione ci consegni la istruttoria tecnica sui 200 seggi, ma anche che collabori per garantire il diritto alla partecipazione. Vedremo alla prova dei fatti.

SINDACO ARBITRO E GIOCATORE Ma la questione più spinosa riguarda sicuramente il ruolo del sindaco nella campagna referendaria. Il Regolamento per la partecipazione prevede che il sindaco garantisca la comunicazione istituzionale sulle modalità di voto, che a lui si faccia riferimento in caso di controversie e segnalazioni di scorrettezze al momento del voto, e al sindaco il regolamento affida un terzo degli spazi di comunicazione elettorale. La ratio del regolamento, se non il buon senso, parla chiaro: il primo cittadino deve svolgere un ruolo di garanzia a tutela di tutti i cittadini, comunque la pensino, e deve consentire e favorire la partecipazione. L’assessore Lepore ieri, pur affermando che il sindaco intende svolgere a pieno il proprio dovere di Garante e organizzatore del referendum, ha sostenuto che il primo cittadino vorrà anche dire ai cittadini come la pensa sul quesito, entrare insomma nel merito e nel vivo della campagna referendaria. I fatti parlano: l’8 aprile, lo leggiamo dai giornali, Merola sarà con Donini in un Quartiere a parare di referendum. Inoltre Lepore non esclude che il sindaco voglia usare quel terzo di spazi di comunicazione (le affissioni) non solo per dire le modalità del voto, ma anche per fare propaganda.

Il Comitato ritiene che il ruolo di garanzia sia evidentemente incompatibile con un ruolo attivo di propaganda di parte o comunque a favore di una opzione. Più che pensarlo il Comitato, lo suggerisce lo stesso Regolamento per la partecipazione, e soprattutto lo dice il buon senso. Se il sindaco non svolge il suo compito di garante, il referendum non ha garanti. Insomma Merola prevede una partita in cui indossare a turno la maglia di arbitro e quella di giocatore.

Mentre scende in campo, però, chi arbitra? La questione riguarda tutti i cittadini.

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