34. Diario di una (in)giustizia sociale


Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti. Oltre a leggere il Diario, potete anche ascoltarlo in radio grazie a Radio Città Fujiko ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, e a partire dal pomeriggio anche sul sito della radio al link Clicca per l’AUDIODIARIO.

Oggi ci presta il suo diario Marco Martucci, educatore di giorno, reporter e scrittore nel tempo che rimane. Sul suo blog, altrepozzanghere.com, Marco ha spesso videodocumentato le vicende referendarie, in collaborazione con la collega Pina Zechini. Nel diario di oggi, il racconto delle condizioni di lavoro di un educatore bolognese si intreccia con il referendum attraverso il filo rosso della (in)giustizia sociale: “caro diario potrai immaginare il nostro stupore – scrive Marco – di fronte alla scoperta che “in regime di pareggio di bilancio l’amministrazione comunale di Bologna, pur seminando miseria nella nostra categoria, stanzia ben 4 milioni di euro per le scuole d’infanzia paritarie private”. 

MarcoMartucciFOTOCaro Diario,

lavoro come educatore nell’ambito dei servizi scolastici del Comune di Bologna, nello specifico quei servizi che il Comune appalta alle cooperative sociali. Questa specifica è necessaria poiché il trattamento economico dei lavoratori delle cooperative è piuttosto lontano da quello riconosciuto agli operatori che svolgono le medesime mansioni per il pubblico.

Gli educatori dello scolastico si dividono in due categorie: operatori in assistenza agli alunni certificati e operatori impiegati nei servizi integrativi.

Parto a raccontarti di questi ultimi perché la loro condizione, forse più di ogni altra in questo settore, reclama giustizia.

Le educatrici e gli educatori impiegati nei servizi integrativi scolastici, lavorano ogni giorno dalle 7.30 alle 8.30 del mattino (pre scuola). Staccano e riprendono a lavorare dalle 13.00 alle 14.30 (refezione). Staccano nuovamente e riattaccano dalle 16.30 fino alle 17.30 (post scuola). In tutto tre ore e mezza suscettibili di una variazione complessiva di mezz’ora. Questo servizio diviso in tre turni brevissimi viene retribuito con circa cinque/sei euro netti all’ora. Significa che gli operatori sono mediamente incastrati dalle 7.30 alle 17.30 (dieci ore), e guadagnano poco meno di venti euro al giorno.

Giungiamo ai servizi di assistenza agli alunni certificati. Per il lavoro di questi educatori il Comune di Bologna garantisce (alle cooperative che poi retribuiscono i lavoratori) il pagamento delle ore effettivamente svolte. Questo significa che quando un alunno si assenta l’operatore che lo segue non viene retribuito. Possiamo immaginare cosa significhi per un lavoratore svegliarsi la mattina alle 6.30, recarsi a lavoro, e scoprire che l’alunno è assente e che quindi non percepirà stipendio. Se l’assenza si prolunga per una settimana, ecco che uno stipendio già misero diventa inconsistente. Aggiungo che quando le scuole chiudono, questi educatori, nonostante contratti a tempo indeterminato, per la solita regola non percepiscono stipendio. Cosa intendo? Che per tre mesi in estate c’è da cercarsi un lavoro da lavapiatti, vale lo stesso per le chiusure di Pasqua/Natale. Ma non basta, ogni altra chiusura della scuola significa sospensione del salario. Facciamocene un’idea: scuole chiuse perché utilizzate come seggi elettorali, scuole chiuse per il terremoto, scuole chiuse per neve, lezioni sospese per sciopero degli insegnanti.

Giacché ci siamo, caro Diario, ti aggiorno sulla questione estiva che è clamorosa. In giugno, a una settimana dalla chiusura delle scuole, nella città di Bologna aprono numerosi centri estivi dove gli alunni, in questo caso è corretto chiamarli ragazzi, trascorrono le loro giornate. Questi centri estivi sono appaltati in qualche caso alle cooperative sociali, in altri casi ad associazioni sportive che non garantiscono alle educatrici e agli educatori alcuna forma previdenziale. Non ci si può ammalare, non si può andare in ferie, non si percepiscono i contributi, non è previsto alcun TFR. Queste associazioni sportive assumono (si fa per dire) gli operatori con formula da ‘atleta non professionista’. L’amministrazione comunale di Bologna ne è consapevole.

C’è un altro aspetto in questa vicenda, la cui gravità esula dai principi etici che dovrebbero animare gli amministratori pubblici. Gli alunni disabili che necessitano di supporti costanti nella propria quotidianità, scolastica e personale, familiare, hanno visto questi supporti nettamente ridotti, e le famiglie che vivono la fatica di dover garantire tutto il necessario a un figlio disabile, si ritrovano sempre più abbandonate.

Di fronte a tutto questo, da lavoratori del sociale, abbiamo reclamato. In alcuni casi abbiamo chiesto l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, ma generalmente le istituzioni sono state sorde. Spesso hanno utilizzato lo spauracchio del pareggio di bilancio per persuaderci delle difficoltà nel superare questa situazione.

Potrai immaginare, caro Diario, il nostro stupore quando abbiamo scoperto che in regime di pareggio di bilancio, l’amministrazione comunale di Bologna, pur seminando miseria nella nostra categoria, stanziava ben quattro milioni di euro per le scuole dell’infanzia paritarie private.

Ma si sa che la giustizia sociale non è al centro del programma della giunta Merola.

Marco Martucci

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