35. Diario accogliente


Come ogni lunedì, il Comitato referendario vi accompagna nell’inizio di settimana con la rubrica settimanale Diario di scuola. Con il Diario vogliamo far circolare informazioni e anche raccontare le ragioni della nostra battaglia attraverso le voci dei protagonisti. Oltre a leggere il Diario, potete anche ascoltarlo in radio grazie a Radio Città Fujiko ogni lunedì alle 18,30 nel corso di Fujiko Focus On, e a partire dal pomeriggio anche sul sito della radio al link Clicca per l’AUDIODIARIO.

Oggi ci presta il suo diario Giuliana Giaccaria, insegnate di ruolo nella scuola dell’infanzia statale da 25 ann. Scuola pubblica significa accoglienza nel rispetto delle diversità, significa per Giuliana investire nella formazione degli adulti di domani. Di fronte all’indicazione di voto della Curia, racconta di essersi sentita indignata e arrabbiata“come persona, genitore, insegnante, cattolica. Mi sembra molto poco opportuno – spiega – che una Parrocchia esprima un parere politico così forte con indicazione di voto. Penso fermamente che le persone andrebbero informate adeguatamente invece di fare della demagogia Il mio impegno quotidiano come insegnante va a braccetto con la ricerca del confronto fra idee diverse, su cui imparare a ragionare, e non con l’adozione di una verità assoluta.“ Ecco le ragioni e le passioni per le quali Giuliana il 26 maggio voterà scuolA pubblicA.

GiulianaCaro Diario,

da anni lavoro con bambini/e diversi e sono i loro volti che ho nella mente, ma soprattutto nel cuore. Venticinque anni fa ho incominciato a lavorare come insegnante di ruolo nella scuola dell’infanzia statale, attraverso immissione in ruolo tramite Concorso Pubblico. Ho iniziato nel profondo NORD e guardavo con molto interesse e una certa invidia alle esperienze che si facevano in altre città, come Bologna, di ricerca-azione sul campo. Nei primi anni ero ricca di idee che si sono subito scontrate con la realtà complessa della scuola come sistema in cui interagiscono bambini, famiglie, insegnanti, comunità più allargata e mille variabili che incidono sul fare scuola. Quello che mi ricordo fin da allora sono le storie di alcuni bambini che fanno parte di me: mi hanno arricchita come persona ed insegnante. Mi si è aperto uno scenario incredibile: una collega eccezionale da cui ho imparato tantissimo, una città ricca di iniziative ed opportunità per i bambini, grandi possibilità formative per gli insegnanti, genitori partecipi e corresponsabili. Nel frattempo mi sono laureata ed ho potuto cercare di conciliare pratica e conoscenza pedagogica, psicologica e didattica. Negli ultimi anni il lavoro quotidiano è diventato sempre più faticoso e difficile: uno sgretolarsi progressivo della scuola pubblica. Gli effetti di questo disinvestimento si vedono ad esempio nei tempi tragicamente sempre più lunghi per arrivare alla certificazione di bambini diversamente abili, nel calo drastico dei collaboratori che nel nostro livello di scuola sono figure essenziali per il buon funzionamento della gestione quotidiana della vita scolastica. Oppure nella impossibilità, se non con calcoli ridicoli sul monte ore settimanale e/o con il volontariato, di lavorare in laboratori con piccoli gruppi di bambini: modalità che permette di potenziare le abilità relazionali e cognitive dei bimbi. Sono innumerevoli le difficoltà dovute all’ormai cronico disinvestimento nella scuola pubblica, e nonostante questo l’amore e la dedizione al proprio lavoro di tanti miei colleghi contribuisce a fare della scuola pubblica una esperienza tuttora all’avanguardia, ancora di più nella nostra Bologna.
E allora perché dare i soldi alle scuole private e non incrementare la qualità delle pubbliche? Inoltre, molti genitori si sono trovati costretti a scegliere la scuola privata paritaria, in cui si paga la retta mensile, e si deve accettare il progetto pedagogico sottostante, nella quasi totalità dei casi confessionale cattolico. Io sono cattolica ma quando ho sentito che la Curia diceva di votare per i finanziamenti comunali alle scuole private, l’opzione B, bè quella presa di posizione mi ha fatta molto arrabbiare e indignare. Come persona, genitore, insegnante, cattolica mi sembra molto poco opportuno che una Parrocchia esprima un parere politico così forte con indicazione di voto. Penso fermamente che le persone andrebbero informate adeguatamente invece di fare della demagogia. Il mio impegno quotidiano va, come insegnante da 25 anni nella scuola dell’infanzia statale, a braccetto con la ricerca costante di poter mettere a confronto idee diverse nel tentativo non di cercare la verità assoluta ma di avere dei dati realistici sui quali ragionare per poter effettuare le proprie scelte. Credo fermamente che la sfida più grande del mio lavoro sia quella di tenere presente le differenze di cui ogni bambino è portatore… Ti garantisco che è molto faticoso ma è gratificante e l’unica vera strada per non cadere nell’omologazione. Perciò, senza dubitare che anche nella scuola privata ci siano bravi insegnanti che amano il loro lavoro e i loro allievi, mi fa riflettere che con i soldi pubblici si paghino gli insegnanti di religione cattolica, e ancora una volta con soldi di tutti si finanzino scuole dove si paga una retta, l’insegnamento è orientato, e tanti bimbi stranieri e con hanidcap non vengono accolti. Nel frattempo la diminuzione di contributi comunali alle scuole comunali e statali mette a rischio tanti progetti altamente qualificanti per i bambini. Ciò che mi spinge a espormi in questa situazione è proprio l’amore che provo per tutti i bambini/e che in questi anni ho conosciuto e che con i loro sorrisi, abbracci, percorsi hanno saputo darmi molto di più di quello che io ho cercato di fare per loro.
Per concludere penso che al di là di quali saranno gli esiti del referendum SARA’ FONDAMENTALE riportare l’attenzione nazionale sullo stato di grave difficoltà che si trova la scuola pubblica e chiedere a chi ci governa di trovare i fondi che ci hanno tolto prendendoli dagli sprechi, dall’evasione fiscale, dai compensi stratosferici di manager pubblici,… Sarò un’inguaribile ideologica e/o visionaria ma spero veramente che non venga sprecata l’opportunità che ci stiamo giocando nell’ investire sulla formazione, relazionale e cognitiva, dei bambini di oggi che saranno gli adulti di domani… Non bisogna dimenticare il lavoro di continua Accoglienza che si fa, soprattutto nella scuola dell’infanzia verso i bambini e le loro famiglie. Per la scuola pubblica, la scuola di tutti e che accoglie tutti, io voterò A il 26 maggio.

Giuliana Giaccaria

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Category: Diario di scuola  |  Tags: