Barbiana per la “A” e per la scuola pubblica

Il Nuovo Comitato Articolo 33 ha ricevuto l’adesione e il sostegno del “Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana”. Di seguito il testo pervenutoci e la dichiarazione dei referendari.

Testo dell’adesione

“XII Marcia di Barbiana, domenica 19 Maggio 2013. Ancora, di nuovo, per la 12° volta, senza cedere a stanchezza e ad amarezza, su, verso Barbiana, per la  scuola di tutti e di ciascuno. Per la scuola di cui ormai si parla solo in termini economici: spesa e risparmio. Quest’anno, la Marcia di Barbiana, nata a difesa della scuola pubblica, assume un’importanza particolare. Tra una settimana, a Bologna, grazie alla caparbietà di un comitato di cittadini composto da uomini e donne liberi, la cittadinanza sarà chiamata ad esprimersi su un argomento molto importante:  l’utilizzo delle risorse finanziarie comunali previste secondo il vigente sistema delle convenzioni. Si tratta di esprimersi se destinare i fondi disponibili alle scuole comunali e statali oppure alle scuole private paritarie (per la stragrande maggioranza cattoliche confessionali). Don Lorenzo sosteneva che bisogna essere di parte. Noi del “Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana” siamo dalla parte della scuola pubblica comunale e statale, laica, senza secondi fini, e riteniamo che i fondi disponibili vadano interamente investiti in essa. Chiunque ha il diritto costituzionale di dar vita a scuole private, ma la stessa Costituzione che garantisce questo diritto, chiarisce anche che sia “senza oneri per lo Stato”. Il “Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana”, associazione di volontariato composta da numerosi allievi della scuola di Barbiana, esprime piena solidarietà al Comitato promotore del referendum di Bologna del 26 maggio, aderisce all’iniziativa ed esprime senza indecisioni la seguente indicazione di voto: “A” in favore delle scuole comunali e statali. W la Costituzione, W la Scuola Pubblica e Laica”.

Dichiarazione del Nuovo Comitato Articolo 33

Sebbene tutte le adesioni abbiano pari dignità e nessuna è migliore delle altre, per l’importanza storica che Don Lorenzo Milani e la Scuola di Barbiana hanno avuto per il progresso pedagogico in Italia, gli uomini e le donne del Nuovo Comitato Articolo 33 sono particolarmente felici e commossi di questo sostegno.

Per chi ha letto “Lettera a una professoressa” e per chi ha seguito l’attività di Don Milani – e dei suoi studenti che ne hanno proseguito l’opera – è un grande onore. L’insegnamento di Don Milani ha ispirato migliaia di insegnanti: la scuola al servizio dei più umili per farli diventare cittadini uguali agli altri. Questo, riteniamo, è il compito primario della scuola della Repubblica. Compito che la scuola privata non potrà mai assumersi.

Noi non siamo contro le scuole private, se non domandano “oneri per lo Stato”. La più bella scuola privata, da cui tutti abbiamo imparato, è stata quella di Don Milani, che non chiese mai un soldo allo Stato. E neppure al Vaticano.

Breve storia di Don Milani e della Scuola di Barbiana

Nel dicembre del 1954, a causa di dissidi con la Curia di Firenze, Don Lorenzo Milani venne mandato a Barbiana, minuscolo e sperduto paesino di montagna nel comune di Vicchio, in Mugello, dove iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno, espressamente rivolto alle classi popolari, dove, tra le altre cose, sperimentò il metodo della scrittura collettiva.

La sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica annessa alla piccola chiesa di Barbiana, un paese con un nucleo di poche case intorno alla chiesa e molti casolari sparsi sulle pendici del monte Giovi: con il bel tempo si faceva scuola all’aperto sotto il pergolato.

La scuola di Barbiana era un vero e proprio collettivo dove si lavorava tutti insieme e la regola principale era che chi sapeva di più aiutava e sosteneva chi sapeva di meno, 365 giorni all’anno.

Opera fondamentale della scuola di Barbiana è “Lettera a una professoressa” (maggio 1967), in cui i ragazzi della scuola (insieme a Don Milani) denunciavano il sistema scolastico e il metodo didattico che favoriva l’istruzione delle classi più ricche (i cosiddetti “Pierini”), lasciando la piaga dell’analfabetismo in gran parte del paese.

La “Lettera a una professoressa” fu scritta negli anni della malattia di don Milani. Alla sua morte il libro ricevette un incremento di vendite incredibile, diventando uno dei moniti del movimento studentesco del ’68.

Tra le opere di Don Milani, ricordiamo l’importanza avuta da “L’obbedienza non è più una virtù”, specificatamente scritta per difendere gli obiettori al servizio militare, ma che assume, fin dal titolo, il ruolo di critica alla Chiesa gerarchica e farisaica.

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