Trekking referendario, prima tappa: Vicchio – Barbiana – Tamburino


1 luglio 2014

L’incipit di Lettera a una professoressa è una descrizione del silenzio. “La timidezza ha accompagnato tutta la mia vita. Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra. Strisciavo alle pareti per non essere visto”. E’ la storia di un ragazzo: o meglio, la storia di otto voci, le voci dei ragazzi di Barbiana. Seduti in cerchio, il capo chino, sotto gli occhi vigili, austeri, colmi d’amore, di Lorenzo Milani, quei ragazzi scrissero un libro, ora tradotto in tutto il mondo, che come una frana partita qui da Barbiana sconvolse le pacifiche coscienze di molti.

“La timidezza è la malattia dei montanari, e più in generale della povera gente, delle mamme che s’intimidiscono davanti a un modulo di telegramma, dei padri, che osservano e ascoltano, ma non parlano. E’ la parola, più che la cultura, a dividere i giovani di città da quelli di montagna. I primi hanno il terreno spianato perché guardano spavaldi il mondo, conoscono i nomi delle cose, hanno le stanze piene d libri, sono i sani che la scuola classista accoglie, i secondi, i “malati” che respinge”.

Oggi abbiamo conosciuto un montanaro che ha ritrovato la parola. Si chiama Nanni, ha quasi 80 anni, fa il falegname ed ha frequentato la scuola di Barbiana. Solo le mani rivelano gli anni, per il resto tutto in lui comunica forza e padronanza di sé. Accoglie i nostri regali, maglie e spillette della campagna referendaria, con un sorriso imbarazzato. Poi estrae un foglio dalla tasca. E’ un progetto che cerca di presentare da un po’ con qualche difficoltà: giovani diplomati che curano il dopo scuola per i ragazzi delle medie. Imparare, insegnare, una scuola orizzontale e comunitaria nello stile di don Milani. Dalle sue parole, a tratti da toscano ironico, a tratti aspre e spinose come gli arbusti dei suoi monti, arriva a noi l’ansia del fare del priore di Barbiana, una forza che viene più dall’azione che dal sapere. Anche l’amore per l’uguaglianza, per quei ragazzi fu qualcosa di molto concreto: più che frutto di ideologia o ricerca sociologia, sentimento pre-politico. Don Milani ci dice che nel silenzio dei montanari si nasconde il vero, e che è il dedicarsi a loro il fine ultimo della scuola.

Arriviamo a noi: perché siamo qui, perché questo lungo viaggio che ci porterà da Barbiana a Monte Sole. Innanzitutto per ringraziare Nanni e Nevio (altro ex studente della scuola di Barbiana) e ricambiare la loro visita di appoggio al referendum contro i finanziamenti alle scuole d’infanzia private a Bologna. E poi per riflettere, umilmente, su possibili legami tra la nostra e la loro storia. Senza avere l’ardire di trovare un legame diretto (troppo diverso il contesto, troppo scomodo e profetico e grande il pensiero di don Lorenzo per essere compreso appieno e imitato), ci basta avere la consapevolezza di un fatto: un anno fa, a Bologna, migliaia di persone che come i ragazzi di montagna di barbiana erano poco avvezzi alla politica, al parlare, ad alzare la testa, sono cresciuti insieme, sono usciti dal guscio, hanno partecipato e vinto una battaglia democratica. Genitori che hanno visto i loro figli esclusi dalla scuola, precari preoccupati per il loro futuro, laici per una scuola plurale e libera, insegnanti, a ribadire: prima di tutto la scuola pubblica. A Bologna, per una stagione, il popolo ha preteso di avere la parola, a Bologna, dopo il voto referendario, il potere ha ignorato il volere del popolo.

Attuali, più che mai, le parole di don Milani: “Per esempio ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”.

Foto della prima tappa Vicchio – Barbiana – Tamburino (qui il comunicato stampa)

Prima tappa: Barbiana

Prima tappa: Barbiana

Prima tappa: Barbiana

  • Print
  • email
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn