Quesito e relazione illustrativa


IL QUESITO

Quale, fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali, indicate in euro 955.500 + 100.000 per l’anno scolastico 2011-2012 nella deliberazione di Consiglio Comunale PG. N. 203732/2011 approvata il 27/09/2011 secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata, ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia ?

a) utilizzarle per le scuole comunali e statali

b) utilizzarle per le scuole paritarie private

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

Questa proposta di referendum consultivo ha ad oggetto, (come richiede l’art. 7, comma 1, dello Statuto del Comune di Bologna), una “questione di rilevanza generale attinente alla competenza del Consiglio comunale”.

La proposta riguarda, infatti, l’utilizzo delle risorse finanziarie comunali, indicate nella deliberazione di Consiglio Comunale PG. N. 203732/2011 approvata il 27/09/2011 (secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata), la cui scelta spetta al Consiglio comunale nell’ambito degli indirizzi generali di governo.

Il quesito sottopone al corpo elettorale una scelta univoca tra le due seguenti opzioni di utilizzo di suddette risorse:

  1. utilizzarle per le scuole comunali e statali

  2. utilizzarle per le scuole paritarie private

La scelta tra le due opzioni è in funzione di assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia.

La richiesta di referendum consultivo rispetta tutti i requisiti previsti dallo Statuto comunale e dal regolamento sui diritti di partecipazione dei cittadini.

Infatti, il quesito

– non ha ad oggetto nessuno degli atti indicati nell’art. 7, comma 2, dello Statuto.

– riguarda, invece, un atto di indirizzo politico di esclusiva competenza locale del Consiglio comunale, in una materia su cui la attività deliberativa è effettivamente in corso;

– rispetta inoltre i criteri di congruità e univocità, chiarezza nonché di coerenza logica: la domanda ha un oggetto unico e si articola in una alternativa secca.

L’elettore resta pienamente libero di scegliere tra le due soluzioni, in vista dell’obiettivo di garantire il diritto di istruzione delle bambine e dei bambini.

Il referendum consultivo, infine, non viola nessuna norma dell’ordinamento giuridico.

Piuttosto, il quesito è perfettamente coerente con i principi costituzionali stabiliti nell’art. 33 c. 2 della Costituzione quando stabilisce il dovere per lo Stato di istituire scuole pubbliche per tutti gli ordini e gradi e nell’art. 34 c.1 quando stabilisce che “la scuola è aperta a tutti”.

Che di “scuola” trattasi è riconosciuto dal vigente regolamento della scuola pubblica comunale dell’infanzia che – peraltro – afferma:

ART. 1 “FINALITA’ E OBIETTIVI”

La scuola pubblica comunale dell’infanzia concorre, nell’ambito del sistema scolastico, a promuovere la formazione integrale della personalità delle bambine e dei bambini dai tre ai cinque anni nella prospettiva della formazione di soggetti liberi, responsabili ed attivamente partecipi alla vita della comunità locale, nazionale ed internazionale in

applicazione dell’art. 3 della Costituzione Italiana e della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’infanzia.

ART. 2. “DIFFERENZA E INTEGRAZIONE”

La scuola comunale dell’infanzia assume e valorizza le differenze individuali e culturali dei bambini nell’ambito del progetto educativo, così da evitare ogni forma di discriminazione.

Nessuna condizione individuale o familiare dei bambini, può costituire motivo di

esclusione dall’iscrizione e dalla frequenza per coloro che ne fanno richiesta.

La scuola comunale dell’infanzia e’ gratuita per tutti.

La previsione costituzionale di un dovere di istituzione di scuole pubbliche aperte a tutti è posta a presidio della libertà nella scuola e del principio del pluralismo culturale, considerati dai Padri costituenti quali valori fondamentali che la scuola pubblica, a differenza della scuola privata, necessariamente deve concretizzare (cfr. Corte cost. ord. 423/2002 e sent. 220/2007).

 

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